La Confraternita ha un suo statuto, regolarmente approvato dall’Arcivescovo Monsignor La Piana, nel quale in 23 articoli vengono delineati la spiritualità, le linee guida delle sue attività e il suo organigramma sempre nel rispetto del Diritto Canonico.
Sotto la guida di mons. Eugenio Foti, nel corso degli anni, gli aderenti hanno approfondito sempre più la loro spiritualità mariana, meditando soprattutto sull’articolo n.2, in cui è declinata la “natura” della Confraternita, e sull’articolo 10, che propone la linfa di cui deve essere nutrita la sua attività.
Questi articoli hanno dato l’avvio alla riflessione che, a partire dall’indagine sul significato profondo del nome stesso della Confraternita, ha motivato gli adepti a camminare sempre più spediti nella conoscenza della Beata Vergine e soprattutto alla riscoperta della loro vocazione: vivere Maria nel quotidiano.
Ogni confrate possiede una copia dello statuto e partecipa agli incontri, sia di natura spirituale che organizzativa, proposti dal Governatore insieme all’Assistente diocesano.
All’approfondimento della vocazione mariana hanno contribuito i numerosi scritti di mons. Eugenio Foti e di altri studiosi, laici e non, che, pubblicati grazie a generosi benefattori, sono stati distribuiti gratuitamente a tutti coloro che regolarmente hanno scelto la chiesetta come punto di riferimento spirituale.
Sembra opportuno riportare uno stralcio tratto da Liliana F. Nania “La spiritualità della Confraternita santa Maria di Portosalvo dei Marinai” (Messina 2015-pp.16-18), nelle cui pagine è stata delineata l’essenza della sequela a Cristo, porto di salvezza, secondo lo stile di Maria.
“Chiamati ad essere membri di una Confraternita dalla spiritualità mariana, i confrati pronunciano il loro “eccomi” con sentimenti analoghi a quelli di Maria, quando disse: «Ecco la serva del Signore; avvenga di me secondo la tua parola» (Lc 1,38). In Maria ciascun associato dichiara la propria adesione alla volontà salvifica dell’Onnipotente.
La ricerca del «Come avverrà questo?» (Lc 1,34) costituisce l’impegno di approfondire la propria relazione, unica e irripetibile, col Creatore per comprendere sempre più chiaramente la specificità della propria chiamata, la via da percorrere nella quotidianità del proprio stato.
Tratto distintivo è l’accoglienza della Parola non per esserne semplici ascoltatori, ma per declinarla negli avvenimenti della propria vita, in famiglia, sul luogo di lavoro, nella comunità ecclesiale, nella confraternita, sul territorio.
Certamente, nel far questo, i confrati hanno presente come Maria, accolto il Verbo, Parola fatta carne, «in fretta» (Lc 1,39) si reca da Elisabetta anche per soccorrerla nelle sue necessità di donna prossima al parto.“In fretta”! La Madre, che custodisce nel segreto il Figlio di Dio, Lo porta in casa dei propri congiunti, e comunica loro grazia e gioia per quel Signore che ha guardato la «nullità della sua serva» (Lc 1,48).In questo episodio il confrate scorge modi “santi” di intessere relazioni all’interno del proprio sodalizio. Egli contempla contemporaneamente Maria, unica carne col Figlio di Dio, ed Elisabetta che, ripiena di Spirito Santo, rivela il segreto: «A che debbo che laMadre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43). Ciascuno scopre nell’altro la propria gioia incardinata nella consapevolezza di portare in sé, come Maria, Cristo, il quale ci conforta: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui» (Gv 6,56).
È il Dio fatto uomo che il confrate adora e vive con Maria. Egli ama la Madre, ne adora il Figlio e, sotto il soffio dello Spirito Santo, in un trasporto d’amore, desidera accogliere, amare Gesù, il Cristo, come ha fatto Maria, la Madre. Nella meditazione, il volto umano di Gesù e quello di Maria si fondono e il cuore del confrate si apre alla contemplazione che produce opere di santità nell’ambito in cui egli è chiamato a vivere.
Come la Madre alle nozze di Cana, egli è attento alle esigenze dei fratelli e interviene, con audacia e mitezza, nello spirito di carità e servizio. Nell’adorazione e contemplazione dell’Eucaristia, il Dio-con-noi nascosto nell’Ostia, chiede «Non hanno più vino» (Gv 2,3) e, in spirito di servizio, unanime, mite ed umile, fa ciò che nel silenzio adorante gli viene detto condividendolo con i fratelli”.
Sintesi curata da Liliana F. Nania

