Quando si tratta di apparizioni ci si trova dinanzi ad eventi che fanno riferimento al soprannaturale. La Chiesa non può esimersi dall’esprimerne un parere, un giudizio, anche se, peraltro, in nessun modo vincolante.
Per un intervento di Maria in avvenimenti o situazioni umane, tutto dipende dalla volontà di Dio. Ella è inviata a sottolineare la misericordia di Dio. Non segue una linea parallela, né a se stante. Nulla c’è che possa aggiungere al patrimonio di fede contenuto nella Bibbia e nella Tradizione della Chiesa. Può evidenziare una caratteristica, un messaggio. Soltanto un eventuale miracolo pone il sigillo alle apparizioni. E Maria non fa miracoli. Soltanto Dio può. Lei intercede. Secondo il beneplacito del Figlio si manifesta e scompare. Durante le apparizioni si riscontrano in lei le caratteristiche di Gesù risorto e asceso al Padre. Fuori dallo spazio e dal tempo è in un modo di esserne esente anche se con una fisicità evidente. Il Risorto esorta Tommaso: «Sono proprio io. Toccami. Un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho» (Lc 24,39). Le caratteristiche delle apparizioni della Beata Vergine Maria corrispondono a quelle del Figlio risorto. Da lui dipendono. A lui guidano. Non migliorano né completano la rivelazione definitiva di Cristo. Aiutano a vivere più pienamente in un’epoca particolare. Sono un imperativo di condotta.
Lourdes

Aveva quattordici anni Bernadette Soubirous (1844-1879), ragazzina molto buona, molto malata e molto ignorante, allorché nella grotta di Massabielle, luogo deserto e malfamato, una discarica, le apparve la Signora per ben 18 volte per suo desiderio.
Dio ha scelto coloro che sono limitati per umiliare i gradassi, i sapientoni per ridurre a nulla i forti. Ecco perché la predilezione per Bernadette. La beata Vergine l’accolse per un ministero di salvezza. Con gradualità delle apparizioni la rese partecipe di sé: tristezza, gentilezza, sorrisi, inchini, vicinanza, silenzi, segreti, richieste di una chiesetta, di processioni, di preghiere per i peccatori, di penitenze. Le parlò con il suo dialetto, la chiamò per nome e le rivelò il proprio: «Io sono l’Immacolata Concezione». E lei, Bernadette, duttile discepola anche se ignara scavò un pozzetto, bevve di quell’acqua, mangiò dell’erba amara. Mantenne i segreti che la Signora le aveva affidato, la sofferenza che avrebbe provato in questo mondo e la gioia nell’altro.
In quell’immediato contesto storico il 17 luglio 1866 la veggente entrò nel monastero delle suore della carità di Nevers. Ivi morì il 16 aprile 1879 a soli trentacinque anni.
Papa Pio XI la dichiarò beata l’8 dicembre 1925 e santa l’8 dicembre 1933.
Il 26 febbraio 1858 (marzo 1858) si verificò la prima guarigione miracolosa a Lourdes: il tagliapietre Bouriette venne guarito da una malattia agli occhi bagnandoli alla fonte.
Il 14 marzo (6 luglio 1958) un bambino di 12 anni, Jean Bouhort guarì dopo essere stato immerso nell’acqua della sorgente.
Alla fine del settembre del 1858 il figlio dell’imperatore Napoleone III si ammalò gravemente. La dama di corte gli diede da mangiare dell’erba della grotta e dopo poco egli guarì. Allora l’imperatore ordinò di riaprire l’accesso alla grotta recintata per ordine delle autorità. In quelle circostanze di inquisizioni, di vessazioni beffarde e di minacce alla libertà di Bernadette collaborarono il commissario di polizia Jacomet, approvato e sostenuto dal procuratore imperiale, e altri.
D’altronde, anche se non immediatamente ricredutisi, accorsero in suo aiuto il parroco Peyramale, i familiari, i parenti e il popolo sempre più numeroso. Decisivo l’intervento del dottor Dozous: la fiamma della candela che Bernadette inginocchiata teneva nella mano sinistra quasi roveto ardente di Mosè l’ardeva senza consumarla. Né la veggente reagiva con alcun segno di dolore. Il fenomeno durò un quarto d’ora in un’estasi di tre quarti. Per verificarne la stranezza il dottore punse con energia Bernadette. Ella, stupita e dolorante, ne chiese il motivo. La grotta fu sbarrata. Ma l’Immacolata le apparve ugualmente al di là. E lei? Attonita andava pensando gli eventi dei quali la Signora l’aveva costituita protagonista. Il 18 gennaio 1862, a conclusione di un’inchiesta durata quattro anni e voluta dal vescovo di Tarbes, monsignor Bertrando Severo Laurence, la Chiesa dichiarò vere le apparizioni e degne di ritenersi certe.
Fatima

Attenta e pronta così come a Cana certamente materna e in armonia con il Figlio, che con il suo iniziale distacco le faceva sperimentare lo stato di discepola, anche a Fatima Maria, sempre immedesimata con le traversie dell’umanità, si presentò provvida ai tre bambini come “Madonna del santo Rosario e come Cuore immacolato”.
Era il 13 maggio del 1917: a Cova da Iria su un leccio apparve sei volte, sempre il tredici di ogni mese, a tre cugini: Lucia dos Santos (anni 10), Francesco Marto (anni 9), Giacinta Marto (anni 7).
Le apparizioni avvennero sei volte, il 13 di ogni mese.
La beata Vergine trasfigurata, assunta in cielo e gloriosa (cfr. Fil 3, 21) si rendeva presente e visibile come quando in carne e ossa pellegrinava nella concretezza quotidiana. Così il Risorto: «Tommaso, vieni e tocca. Metti la mano nel mio costato» (cfr. Gv 20, 27). E ai discepoli: «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho. Ho un corpo come voi» (Lc 24,39-40). Si rese presente benché le porte fossero chiuse (cfr. Gv 20, 19).
A Fatima l’Angelo della pace preparava i bambini alle apparizioni. In genere l’Immacolata era serena, ma a volte amareggiata: accennò alle lotte contro la Chiesa, mostrò loro l’inferno. Eppure era foriera di gioiosa speranza: la fine della guerra, il ritorno dei soldati, la conversione della Russia e la sua consacrazione.
Chiedeva la recita quotidiana del santo Rosario, la costruzione di una chiesetta. Esortava a conversione, a penitenza, a riparazione delle offese contro Gesù. Prometteva guarigioni. A garanzia della verità delle apparizioni, sbalordì molti paesi con l’inaudita e impensabile “danza” del sole.
Francesco morì il 4 aprile 1919; Giacinta il 20 febbraio 1920: entrambi proclamati beati da Giovanni Paolo II il 13 maggio 2000 e canonizzati il 13 maggio 2017 da papa Francesco. Lucia, accolta nel convento delle Dorotee vi restò fino al 1948, anno in cui per vivere più profondamente la sua vocazione chiese di entrare nel Carmelo di Coimbra dove rimase fino al 13 febbraio 2005, giorno della sua morte. Dichiarata venerabile il 22 giugno 2023 da papa Francesco. Più volte aveva incontrato Giovanni Paolo II con il quale condivideva un affetto speciale per la Vergine Maria, reso più saldo dalla comune interpretazione del terzo segreto.
Allorché scampò all’attentato del 13 maggio 1981, il Papa confidò che una mano materna aveva deviato il proiettile che, poi, venne offerto per essere incastonato nella corona regale che cinge la Regina della Pace. Suor Lucia confermò che il personaggio vestito di bianco che saliva a stento sulla collina, costituita da numerose croci, era il Papa.
Il 13 ottobre del 1930 il vescovo da Silva dichiarò che le apparizioni erano degne di fede e ne riconobbe il culto pubblico.
Mons. Eugenio Foti

