«Dio non ha creato la morte
(Sap 1,13-15; 2,23-24)
e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano;
le creature del mondo sono portatrici di salvezza,
in esse non c’è veleno di morte,
né il regno dei morti è sulla terra.
La giustizia infatti è immortale.
Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza coloro che le appartengono».
«Tu dici e tutte le cose
furono fatte. Mandasti il tuo spirito e furono costruite» (Gdt 16,14).
«Dio fece l’uomo con il
fango della terra e alitò
sul suo viso un soffio di vita» (Gn 2,7).
«Le (sue) mani lo hanno fatto e plasmato» (Sl 118,73).
Alito creativo.
Soffio divino.
Dono dello spirito di vita.
Preliminare rivelazione da accogliere liberamente con amore gioioso e vitale o da rifiutare.
Progetto di salvezza per sempre.
Arcano, ma reale: Dio il Padre, l’uomo il figlio.
La famiglia di Dio: prospettivo Dio Padre, consenziente l’uomo, il figlio.
Sommo amore. Libera, obbediente comunione.
L’amore richiede corrispondenza.
Amore con amor si paga.
Quesito impegnativo:
«Io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una maledizione; la benedizione se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio […] la maledizione se non obbedite al Signore vostro Dio» (Dt 11, 26).
Per libero arbitrio poterlo pensare, conoscere, amare. Aderire o rinunziare a tale capacità.
«Il più gran dono che Dio fece all’uomo è della volontà la libertà» (Dante).
Scegliere tra il bene e il male, la vita e la morte, tra aneliti di amplessi filiali e totali dinieghi.
«La via di Dio è diritta» (Sl 17,31).
«Sia il vostro parlare: sì, sì; no, no. Il di più viene dal maligno» (Mt 5,37).
Richiesta perentoria per previo itinerario pedagogico: una vita vissuta al ritmo di una maturazione.
Naturale climax ascendente.
L’uomo: creatura, immagine e somiglianza di Dio, suo amico (insieme a spasso nel giardino).
Tale lo riconobbe Gesù.
L’iter, secondo il progetto di origine, si sarebbe completato nell’uomo figlio di Dio.
Chi è il Signore? Chi è il servo? Chi è Dio? Chi è l’uomo?
Tale comunione tra persone sortì radicale rifiuto.
L’«inimucus homo fecit hoc» (Mt 13, 28).
L’«adversarius vester diabolus tamquam leo rugens circuit quaerens quem devoret» (1Pt 5,8).
«Per invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo» (Sap 2,24).
«Spadroneggia il Maligno con la sua attività diabolica» (Lettera detta di Barnaba).
Da parte del padre della menzogna era risonato ammaliante, subdolo sovvertimento, fascinosa chimera: «Diventerete come Dio» (Gn 3, 5).
“Labbra bugiarde parlano con cuore doppio.
Recida il Signore le labbra bugiarde,
la lingua che dice parole arroganti” (Sl 11,3-4).
«Miele sulle labbra, veleno nel cuore» (cfr Sir 12,16).
«Più untuosa del burro è la sua bocca,
ma nel cuore ha la guerra»; «più fluide dell’olio le sue parole, ma sono spade sguainate» (Sl 54, 22).
Il rintocco luciferino, «non serviam», radice dell’immane tragedia.
La vita sostituita dalla morte, l’amore dalla ribellione, la salvezza dalla perdizione, la luce dalle tenebre, la grazia dal peccato. «O anime create per mete così alte e ad esse chiamate, che cosa fate? In che cosa vi intrattenete? Vorrete essere cieche dinanzi a tanta luce e sorde di fronte a richiami così autorevoli?» (San Giovanni della Croce).
| «La morte e la vita si affrontarono in una lotta atroce ed esistenziale, ma il Re della vita, morto, regna vivo» | Mors et vita duello conflixere mirando. Rex Vitae mortuus Regnat vivus. |
Vita contro morte.
Luce contro tenebre.
Salvezza contro perdizione.
Grazia contro ribellione.
«Dio con noi ha annientato il diavolo» (Rotolo di Costantinopoli).
«Forte è la morte, a cui nessun uomo è in grado di resistere.
Forte è l’amore, al punto da trionfare su di essa.
Io sarò la tua fine, o morte» (Baldovino di Canterbury).
Ma ciò che l’uomo disperato tra lacrime e angosce deplorevoli ha ritenuto assoluto, irreversibile fallimento, totale irrimediabile catastrofe, viene surclassato.
«Nessuna origine del male ebbe mai inizio dalla volontà di Dio» (Gregorio di Nissa).
Causa della rinnovata creazione il suo amore infinito.
«Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rm 5,20).
«Dal primo uomo non avemmo alcun bene, anzi ereditammo la morte e la maledizione, da cui doveva venire Cristo a liberarci» (Agostino di Ippona).
“Convertitevi a lui con tutto il cuore e con tutta l’anima,[…]
allora Egli si convertirà a voi” (Tb 13,8).
Amore, soltanto amore, assoluto amore: «Dio è amore» (1Gv 4,8).
Agisce, tratta secondo il suo amore.
E i peccati? perdonati, dimenticati, cancellati.
E l’uomo? cuore contrito, spirito responsabile e mortificato, purificato dalle sozzure, ospite dello Spirito di Dio.
Beato perché ama e spera. Nella conversione la sua salvezza.
Cristo Signore, il Salvatore, «non risparmiò il proprio corpo per redimerci dal peccato e ha dato se stesso in riscatto per tutti» (Agostino di Ippona).
E la gioia di Dio? misericordia, bontà, paternità-maternità, sine modo, dalla eternità alla eternità.
Ricreati dal Padre, animati dallo Spirito, conquistati dal Figlio, si è ritornati alla sua onnipotente e delicata benevolenza.
Dunque? “Magnificat anima mea Dominum… quia fecit mihi magna qui potens est…. Misericordia eius a progenie in progenies” (Lc 1,46.49.54.55).
«Dio ha tanto amato l’uomo da mandare in sacrificio di salvezza il Figlio suo, nato da donna perché ricevessimo l’adozione a figli e che voi siete figli ne è prova il fatto […] che lo Spirito del suo Figlio grida: Abba Padre!» (Gal 4,6).
«Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio: e lo siamo realmente!» (1Gv 3,1).
Già prima della creazione del mondo, Dio ci aveva destinato ad essere suoi figli adottivi (cfr. Ef 1, 4.5).
«Signore mio, volgi l’occhio della tua misericordia sopra il popolo tuo e sopra il corpo mistico della santa Chiesa […] Ti chiedo, dunque, misericordia in nome della carità increata che mosse te medesimo a creare l’uomo a tua immagine e somiglianza. Quale fu la ragione che tu ponessi l’uomo in tanta dignità? Certo l’amore inestimabile col quale hai guardato in te medesimo la tua creatura e ti sei innamorato di lei. Ma poi per il peccato commesso perdette quella sublimità alla quale l’avevi elevata. Noi siamo immagine tua e tu immagine nostra. Per questo amore ineffabile, ti prego e ti sollecito a usare misericordia alle tue creature» (Caterina da Siena).
Medesimo schema. Unico protagonista. Soggetto diverso. Svolgimento speculare. Ratificante constatazione. Letterario parallelismo. Ammirevole accostamento.
È il modus essendi, cogitandi, operandi della Trinità: Dio Padre dona la gloria al Figlio, il Figlio la dona all’uomo, l’uomo ne è partecipe. Diventa gloria di Dio.
«Noi tutti, a viso scoperto, riflettendo la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» (2Cor 4, 18).
«La gloria dell’uomo è la visione di Dio» (Ireneo di Lione).
Così per il dono della vita.
«Come il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso» (Gv 5, 26).
Nel Verbo incarnato, in Gesù di Nazaret, «era la vita» (Gv 1,4).
Di fatti egli stesso di sé ha rivelato personale identità, novità di fede: «Io sono la via, la verità, la vita» (Gv 14, 26).
Nella Salve, Regina la Chiesa canta Maria «vita, dulcedo, spes nostra». In lei la nostra certezza che la vita raggiunge l’umanità intera.
Il Signore Gesù aveva assicurato.
«Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10, 10).
È venuto perché da lui si possa ricevere una vita piena di significati, di propositi, di gioia. Una vita migliore di quanto potremmo immaginare.
Tutto un modo di essere, di agire e di pensare incentrato sul «crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e Salvatore Gesù Cristo» (2Pt 3,18).
È un costante processo di apprendimento, di pratica e di maturazione. Di esperienza di vita caratterizzata, ricca di amore, di gioia, di pace, di frutti dello Spirito (cfr. Gal 5, 22,23).
Così Paolo: «Se siete risorti con Cristo […] cercate le cose di lassù, pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta in Cristo, con Cristo in Dio» (Col 3, 1. 2-3).
E chi come Maria pensava, approfondiva, scandagliava, ruminava il senso delle parole dell’Angelo?
Ella che, difatti, era la «ricolmata di grazia»?
Colei che pure provò la notte della fede e la fatica del cuore, gli affanni e le angosce delle ricerche!
Ottima e massima in lei «la vita in abbondanza»!
«Gaudia miscendo fletibus»:
il Magnificat, eccelsa luminosità della sua vita,
affascinante compendio della sua fede.
Sicura e coinvolgente icona della nostra esistenza.
Vita nuova per grazia ricevuta in abbondanza.
Gioia di una donna che canta la salvezza.
Splendente e ammirevole intimità con l’Onnipotente.
Consapevole, chiara esperienza con il Figlio Salvatore, venuto perché «mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio» (Is 61,1. Lc 4, 18).
Sempre itinerante per sanare e beneficare (cfr. At 10, 38).
Ma quando mai, infatti, Gesù è stato neghittoso, necroforo, impotente, geloso, morto tra i morti?
«Chi lo trova, trova la vita» (Pro 8, 35).
Mistica, ineffabile esperienza di come e di quanto guida la vita, la protegge, ne ispira i desideri di trasfigurazione in lui.
La sua vita in noi e la nostra in lui. Vivere, morire e risorgere in, con, per lui. Essere lui. Condividere la natura divina e Dio per grazia e disegno eterno della santissima Trinità, a lui uniti e immedesimati, ricreati dal medesimo amore verso il Figlio. E ciò esclusivamente per partecipazione, per comunicazione, per trasformazione, per elezione. Non per generazione, ma per adozione!
«Come, poi, ciò avvenga non si può sapere né si può esprimere. Ma in forza di ciò esse, le anime, sono veramente Dio, uguali a lui e sue compagne» (Giovanni della Croce).
«Io ho detto: voi siete dei,
siete tutti figli dell’Altissimo» (Sl 81,6; Gv 10,34).
Pari rispetto e ancor di più rinnovata venerazione sospingono, guida sapiente, quasi celeste afflato, a seguire l’esortazione: «Paulo maiora canamus» (Virgilio) e la manzoniana certezza «valida venne una man dal cielo e in più spirabil aere pietosa il trasportò» (Manzoni).
Baluardo sacro e perenne per Israele il culto della vita.
Relazione quotidiana con il Signore. Convinte ed intramontabili elevazioni, confermate e celebrate anche nella Nuova Alleanza. Opposte a scelte di morte: «il Signore è amante della vita» (Sap 11, 26).
«In lui la fonte della vita» (Sl 36,9).
«Noi camminiamo in novità di vita» (Rm 6,4).
Vivere concretamente, nel tempo e nello spazio, animati dalla fede e dall’amore del Cristo risorto, significa essere partecipi della sua risurrezione.
«In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1, 1.4)
Dio non improvvisa. Rivela. Sorprende e immerge nello stupore.
Sapienza infinita trasmette il fascino del suo amore. Conosce gli intimi segreti dell’anima, la illumina per una autentica conoscenza di se stessa. Si contempla e ama come Trinità.
Comunica disposta corrispondenza di vita. Apre il sentiero della vita. La protegge.
Chi mangia di lui, Pane vivo, vivrà in eterno (cfr. Gv 3, 6).
Potergli riconoscere:
«Tu sei
e tutto vive
e il tutto in te vive
anche la morte» (D. M. Turoldo).
L’uomo riflesso e immagine della vita eterna.
Il suo volto ne rispecchia lo splendore.
«È stato fatto ad immagine della divina immortalità» (Taziano), di Dio: il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio di Gesù di Nazaret, il Dio della Vergine Maria.
Estatica vibrazione, sollecita, filiale, suadente riconoscenza verso di lei:
genitrice della Vita
inesauribile tesoro di vita
porta della vita
vita del mistico banchetto.
In lei germogliò il tralcio della Vita.
Ha ridato la vita ai concepiti nell’onta.
Degli angeli svela la vita.
Porto di chi naviga la vita.
Tipo di vita.
Roccia che disseta gli assetati della vita.
Tutta bella, tutta pura, tutta santa e immacolata, senza ruga, né macchia alcuna.
Assoluta realizzazione sin dalla concezione di quella Vita donata a tutti per grazia, «in abbondanza»: alla Chiesa in generale, ai singoli in modo particolare, a lei in modo speciale.
«Stella differt a stella in claritate».
In Maria, pur sempre stella ottima, massina, lo splendore è in abbondanza. Segno, pegno e garanzia per tutti.
Dante fa esclamare a Bernardo: «Termine fisso d’eterno consiglio» (Dante).
«Eletta dall’eternità, conosciuta in antecedenza dall’Altissimo, preparata per lui, custodita dagli angeli, prefigurata dai padri, promessa dai profeti» (Bernardo).
Quale progetto dunque? quello trinitario di salvezza, la vita eterna. Cristo ne è il centro. Maria nel centro in essenziale rapporto con il Figlio e con la Chiesa.
Mons. Eugenio Foti

