“Io ho scelto voi”. Meditazione di mons. Eugenio Foti

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In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennesaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”. Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”.

E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Lc 5, 1-11

Origine e compimento della conversione, della vocazione, della missione, le parole di Gesù guidano a sapiente itinerario: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15,16).

Tutta la nostra vita non è la storia dell’uomo che cerca Dio, ma la storia di Dio che cerca l’uomo. (Giovanni Albanese).

Arcana, suadente ispirazione sospingeva alla perfezione, alla esperienza quotidiana nei vocati, alla consacrazione di pescatori di uomini nella costante missione a servizio del prossimo.
Totale donazione di sé scaturisce dal progetto di salvezza.

Chiamati e mandati a vita nuova secondo il vissuto del giovane profeta Samuele: «Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta» (1Sam 3,3) a imitazione di Maria: «Sia fatto di me secondo la tua parola», ad essere presenza di Gesù: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 3,34). Ciò «per discernere la volontà di Dio» (Rm 12, 3).
La liturgia di oggi presenta l’esperienza del profeta Isaia nel tempio, in rapporto al Santo dei Santi;
l’incontro di Simon Pietro con il Messia, presso il mare di Galilea; il dialogo dell’apostolo Paolo nella via di Damasco.
Tre le vocazioni, unico l’atteggiamento di umiltà e disponibilità.
Ne scaturisce riconoscente elevazione:
«Laudato sii, o mio Signore,
per avermi tratto dal carcere della mia colpa,
per l’amorevole tuo sguardo
col quale mi hai guardato nella notte del mio peccato» (Giovanni Albanese).
Conferma entusiasta di futura fedeltà:
«Chiunque tu sia, dovunque tu sia, finché sei vivo, quella voce ti chiama.
Volgiti, ascoltala.
Sarai eletto, sarai salvo, sarai amato….
Se vuoi…
Dio non forza nessuno ad accettare quanto egli dà» (Giovanni Albanese) ….
perché «Dio è amore e chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1Gv 4,16);
perché «ci ha scelti prima della creazione del mondo» (Ef 1,4)
perché «ci ha amato dall’eternità» (cfr. Ger 31,3)
perché «prima che tu uscissi alla luce ti aveva consacrato» (Ger 1, 5).

Ci ha cercati, il suo amore ci ha raggiunti, la sua misericordia ci ha ricreati.

Ecco, dunque, il capolavoro. «Non sono più io che vivo, Cristo vive in me» (Gal 2,20).

Quando parlo, parlo di Dio; quando sto in silenzio, parlo con Dio.
Allora mi riconosco peccatore.
Angosciata vergogna, tenace stupore, soprannaturale venerazione, struggente richiesta di allontanarsi: laceranti doglie dell’anima e dello spirito generano «cieli nuovi e terra nuova» (Ap 21,1).
A Pietro pentito: «Vi farò pescatori di uomini» (Mc 1,17); al profeta Isaia «Ecco, manda me» (Is 6,8)
All’apostolo Paolo che si definiva ‘aborto’ «La grazia di Dio in me non fu vana» (1Cor 15,10).
Giusta l’esortazione: «Divenuti liberi dal peccato e fatti servi di Dio, avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna» (Rom 6,22).
«Bisogna convertirsi tutti i giorni, perché tutti i giorni vi è dietro una nuova chiamata a vita migliore» (Giovanni Albanese).

Agli inizi Dio si è presentato, si è fatto conoscere. L’uomo di sua spontaneità non può assumersi la missione di suo collaboratore.
Dio cerca.
L’uomo è cercato: dinamica di amore, di grazia, di corrispondenza.
Simon Pietro, pescatore ai limiti del fallimento, non sperava più, si amareggiava nella tristezza di essere insopportabile a sé e a tutti. Assolutamente no per colui dal quale apprenderà: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi e io vi consolerò» (Mt 11,28).
La folla intanto faceva ressa attorno a Gesù, per ascoltare la sua parola, la parola di Dio.
E proprio Maria è stata la prima ad ascoltare la parola di Dio.
«Ella ha udito la Parola, ha concepito la Parola, ha dato alla luce la Parola» (Concilio Efeso).

Prima del mandato agli apostoli, Gesù era solo: la sua parola e i suoi miracoli facevano pensare alla sua persona. Da quell’ora in poi si è accompagnato con i ‘pescatori di uomini’.
Fino a quel momento Gesù aveva agito in modo diretto e personale; da allora iniziò ad agire per mezzo degli uomini, che lo ascoltavano ed eseguivano la sua parola.
Tutto si fondava sulla forza del suo mandato e sulla presenza del suo Spirito.

Preghiera conclusiva di Gesù nel Cenacolo, quasi una sintesi di quanto proposto:
«Io ti prego per loro» (…).
Padre santo, custodisci nel tuo amore coloro che mi hai dato,
perché siano una cosa sola come noi (…),
Consacrali nella verità. La tua parola è verità (…)
Come tu mi hai mandato nel mondo,
anche io li ho mandati nel mondo;
per loro io consacro me stesso,
perché anch’essi siano consacrati nella verità (…).
«Tu mi hai amato prima della creazione del mondo» (…).
«L’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv17, 9. 11. 17-19. 24. 26).


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