Il Maestro e i discepoli. Meditazione di mons. Eugenio Foti

Categorie:

Pubblicato:

Modificato:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

Lc 6,39-45

Chi è Gesù? Il Gesù che narra la parabola?
Chiamano Gesù un grande e non sanno che lo rimpiccioliscono;
lo chiamano un profeta e non sanno che lo abbassano
lo chiamano un martire e così lo riducono
lo chiamano un filantropo e non sanno che così lo squalificano.
Gesù non è un sapiente, ma la Sapienza.
Non è un grande, ma la Maestà incarnata.
Non è un personaggio storico, ma l’Eterno vivente.
Gesù è il maestro.

Non basta una lucerna a chi cerca il sole;
non basta una stilla a chi cerca la sorgente;
non basta qualcosa a chi vuole il tutto;
non basta il discepolo a chi cerca il Maestro.
Se la verità non è una parola, né qualcosa, ma è qualcuno, essa è Colui che, unico nella storia, ha potuto dire: «Io sono la verità, chi segue me non cammina nelle tenebre» (cfr. 8,12).
Solo Gesù è il maestro e noi siamo tutti discepoli.
«Il discepolo non è da più del maestro, ma ognuno ben preparato sarà come il proprio maestro» (Lc 6, 40).
Anche se lo stolto pensa: Dio non esiste, Dio si china ugualmente sui figli dell’uomo per vedere se c’è un uomo saggio che cerchi Dio; e in tutti i popoli e in tutti i tempi li trova. Anzi egli lo sa che lo cercano, anche se spesso lo cercano inconsciamente in modo sbagliato.

Cristo stesso è sceso e ci ha preso. Da parte sua lapidaria esortazione al cieco che pretendeva di avere la vista non vedendo: «Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello!» (Lc 6,42). Quando qualcuno vede tutti gli uomini con benevolenza, senza che nessuno gli appaia disonesto o immorale vive realmente l’amore.
Se qualcuno cerca un fratello senza difetti, rimarrà senza fratelli.
C’è chi afferma: «Amo i santi perché assomigliano a Dio, amo i peccatori perché assomigliano a me».
«Tutto è puro per quelli che sono puri. E, dunque, rivestitevi come eletti di Dio santi e amati, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di modestia, di pazienza sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente se qualcuno ha di che dolersi nei riguardi degli altri.
Come il Signore vi ha perdonato così fate anche voi. Soprattutto abbiate la carità che è vincolo di perfezione» (Col 3, 12-14).

Non credo alla gente che parla agli altri e li giudica gente di poca fede, soprattutto con lo scopo di convertirli.
La fede non ammette di essere raccontata. Deve essere vissuta e allora sì risponde da sé. La nostra vita deve essere il nostro discorso. Ogni creatura è una parola divina. La vita è creduta e la fede vissuta.
«L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore». (Lc 6, 45).

O Maria, Madre di Dio,
conservami un cuore di fanciullo,
puro e limpido come acqua di sorgente.

Ottienimi un cuore semplice,
che non assapori la tristezza;
un cuore grande nel donarsi
e tenero nella compassione;
un cuore fedele e generoso
che non dimentichi nessun beneficio
e non serbi rancore per il male.

Forma in me un cuore dolce e umile,
un cuore grande ed indomabile
che nessuna ingratitudine possa chiudere
e nessuna indifferenza possa stancare;
un cuore tormentato dalla gloria di Gesù Cristo,
ferito dal Suo amore con una piaga
che non rimargini se non in Cielo.

Amen. (L. de Grandmaison).


Settembre 2026
L M M G V S D
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930  

Categorie