Dio e l’uomo: incontro d’amore. Meditazione di mons. Eugenio Foti

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Adesso nella santa Eucarestia di questa trentatreesima domenica del Tempo Ordinario, al suono delle evocate trombe dell’Apocalisse, il Vangelo, in metafora, descrive, scolpisce la terrificante distruzione, lo sfacelo immane della creazione, il ritorno al caos, al nulla.
È il tempo dell’angoscia.

È una condanna? È un castigo?
Tutto al contrario!
È una raggiante profezia, un futuro consolante.

Perché?
Perché ogni terrore mortale, ogni presagio di annullamento è trasformato in gioia di vita, cieli nuovi e terra nuova, purificazione misericordiosa, ineffabile sorprendente speranza.
Perché?
Perché viene il Figlio dell’uomo!
Viene certamente non con intenti punitivi, ma come sorpresa d’amore.

È il Messia, il Salvatore, l’Emmanuele, il Dio-con-noi, Gesù di Nazareth, il germoglio di Iesse. Egli è colui il quale in modo chiaro e definitivo ha affermato, ha rivelato, ha proclamato: «IO-sono» IO-sono è il mio nome (cfr. Gv 8,24), la mia identità, il mio essere, la mia persona. «Prima che Abramo fosse, IO-sono» (Gv 8,58). «Se non credete che IO-sono, morirete nei vostri peccati» (Gv 8,24).
Come? Si è definito «IO-sono», «IO-sono Jahwè» (Es 3,14), il Dio che era, che è, che sarà, il Figlio di Dio fattosi uomo per volontà del Padre, per opera dello Spirito Santo nel seno della Beata Vergine Maria.
Egli alla fine dei tempi manderà il coro degli angeli – sempre presenti nella sua vita- e radunerà e unirà l’umanità «dai quattro venti, dalla estremità della terra, fino alla estremità del cielo» (Mc 13,27).

Convocherà la terra da Oriente a Occidente e il cielo dall’alto. Non starà in silenzio al giudizio del suo popolo.

Affermava: «Io sono Dio, il tuo Dio» (Sl 49,1.3.4,7).

«Allora si vedrà il cielo aperto e gli angeli salire e scendere sul Figlio dell’uomo» (Gv 1, 51).

Bisogna ricordare che, per i meriti di Gesù unico mediatore tra Dio e gli uomini, lo Spirito Santo ha ricreato, ha ricomposto, ha radunato la famiglia di Dio, il corpo mistico di Cristo, la santa Chiesa, il tabernacolo della Trinità, la tenda, il tempio. E così ha realizzato anche la comunità dei saggi, l’assemblea degli eletti.

Chi sono i saggi? Chi gli eletti?
«Come figli della resurrezione sono uguali agli angeli e figli di Dio» (Lc 20,36), non si turbano al pensiero del giudizio divino, sono coloro i quali danno gloria a Dio, creati per la sua gloria, trasformati di gloria in gloria.
Sono la gioia di Dio, il suo sorriso.
Sono coloro la cui anima sembra più Dio che anima, che è più Dio per partecipazione anziché semplicemente anima.
Dio è loro amico e confidente.

E gli eventuali peccati? i possibili errori? le ipotizzabili inadempienze?
L’eterno Padre, l’Amore infinito, onnipotente, giusto, misericordioso così ha rassicurato i suoi figli: i peccati? «li metto dietro le spalle, li occulto, li getto in mare, li dimentico» (cfr. Is 38, 17). «Non ci tratta, infatti, in relazione con i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe» (Sl 102,10).

Sgorga da ciascuno irrefrenabile abbandono:
«Ricordati, Signore, del tuo amore.
Perdona tutti i miei peccati» (Sl 24, 6.8).
Atto d’amore assoluto, totale, ineffabile, eterno.
Gesù si è addossato i nostri peccati. Addirittura, senza aver conosciuto peccato, è stato trattato come fosse il peccato (cfr. 2Cor 5,21) per la nostra vita.
«La carità copre una moltitudine di peccati» (1Pt 4,8).

Che follia! «Ci ha amato e per noi si è donato (Gal 2,20).
«Dove ci fu il peccato ivi sovrabbondò la grazia» (cfr Rm 5,20).
«Nel giudizio la misericordia ha sempre la meglio» (Gal 2,13).

La tenerezza di Dio è lo stupore dell’uomo!

In comunione di spirito e di cuore con i saggi e con gli eletti anche noi attendiamo il regno di Dio.
Insieme a loro non conosciamo la venuta del Signore.
Quando verrà? «fra un tempo, tempi e la metà di un tempo» (Dn 12,7). Né gli angeli, né il Figlio lo sanno; solo il Padre.
E allora cosa facciamo? Come ci comportiamo?
Intanto si vegli, si sia pronti.

Egli è già alle porte e bussa con la delicatezza di colui che è già dentro e adatta il toc toc alle capacità dell’ospite perché ne sia consapevole.
Il Salvatore è venuto, viene e verrà: è fedele alla sua promessa.
Allora renderà a ciascuno in misura delle sue opere. Donerà a tutti in premio «ciò che orecchio non udì, né occhio vide, né mai entrò in cuore di un uomo» (cfr. 1Cor 2,9).
Questa la certezza: «I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento… come le stelle per sempre» (Dn 12,3), perché «Dio è la nostra sorte per sempre» (Sl 72,26). Egli ci accoglierà nella sua gloria (cfr. Sl 72,24).

E semmai Cristo non fosse risorto? Vana sarebbe la nostra fede. Ma Cristo è primizia dei viventi; è la risurrezione e la vita. Mistero! Incredibile estasi! Sorprendente vocazione all’amore!

A conclusione un’audace professione di fede.
Il cuore palpita riconoscente verso Gesù.
Egli afferma: «le mie parole non passeranno» (Mt 24, 35).

Intende così che egli con la sua parola rimarrà ancora in noi e con noi e con noi.

Ascoltate! Finisco.
Gesù è morto e risorto per noi.
Noi siamo morti e risorti in lui, con lui, grazie a lui.
Siamo membra del suo corpo mistico.
Con lui formiamo un’unica mistica persona (cfr CCC1119)
Già da ora, dunque, partecipiamo alla sua morte e risurrezione.
Siamo suo canto, sua gloria.
Amen.


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