Volto Maria

Ritratto di Maria

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Or cantiamo con alegranza de la bella nostra amanza,

k’ell’è nostra consolanza: sempre benedicta sia!

Alta donna gloriosa, madre de Iesù pietosa,

del paradiso tu se’ rosa, la più bella ke vi sia.

Più se’ bella di stella, casta filia sovrana,

in l’amor fior’e grana: de te fa sua drudiria.

Engratiata fosti in tutto: de te nacque ‘l dolze fructo

k’espugnone l’amar’lucto de la infernal tenebria.

Regina bella d’alegranza, de noi agia pietanza:

lasciar volemo ongn’altr’amanza e servir voi tuttavia.

Ki di te à sentimento non cur’auro né argento,

sì è grande lo ‘nflamamento de servir a tua bailia.

El cor nostro fa pensare di te, dolze sospirare;

facte tanto te amare, nul’altra cos’al cor sia!

Ad te, amor, avém cantato; bella! col santo portato

facci star dal dextro lato: possiam farte compagnia

Laudario cortonese (XIII sec.)

Non esiste ritratto che tramandi i lineamenti fisici di Maria, certamente comuni a quelli delle donne ebree del suo tempo.

Nell’avvicendarsi dei secoli, artisti di ogni genere ne hanno creato vari e molteplici. Hanno corrisposto alle richieste dei committenti secondo l’estro personale, le devozioni emergenti e i nuovi stili. Ogni popolo, ogni razza ha la sua “Madonna” con relative sembianze. La Maria delle icone, prima. Le belle “Madonne”, poi. Ascetiche, teologiche e frutto di meditazione, le prime. Fantasiose, terrene e innovative, le altre.

Le icone risplendono di spiritualità che avvince e soggioga. Sono un apertura sull’aldilà. Trascendono la emotività e comunicano il senso del mistero.

Le belle “Madonne” promanano ricchezza di umanità che conquista e affascina.

In contesto mariologico-mariano si riscontrano profili letterari che di Maria evidenziano e cantano le doti umane e le virtù, delineando così tratti della sua santità, non soltanto dono singolare della liberalità divina, ma,  altresì, frutto della continua e generosa corrispondenza della sua libera volontà.

I suoi lineamenti rivelano quelli del Figlio, nel quale si ravvisano le sembianze della Madre: “Caro Christi, caro Mariae”.

Il Verbo, “luce da luce”, fatto carne nel grembo della Vergine, come in lei, così anche nella Chiesa e nei singoli credenti, ha riversato “grazia su grazia” (Gv 1, 16). Ha impresso il suo volto. “Noi tutti a viso scoperto, riflettendo come in unno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2 Cor 3,18).

La somiglianza con Cristo tende all’identità, alla conformità, alla trasformazione, alla cristificazione.

Ineffabile mistero di amore, avvenuto in Maria in maniera ottima, massima, perfettissima (“la faccia che a Cristo più si somiglia “) e, anche se in modo limitato, sia nella Chiesa sia nei singoli credenti, anche se in modo limitato. In tutti il volto di Cristo. Tutti sua immagine e somiglianza.

Sicché, tra Maria, la Chiesa e ciascun credente sussiste una reciproca conformità di “faccia” sia con Cristo, sia tra loro. Maria, la Chiesa e ogni credente si somigliano. Portano impresso il volto di Cristo. Manifestano il suo volto.

Nulla di strano, né di eccessivo, poter affermare che in questa comune fania Cristo, la Chiesa e i credenti manifestano la “faccia” di Maria: stampo adatto a modellare immagini viventi di Cristo.

Eugenio Foti

Meditazione tratta da Eugenio Foti, Orazionale mariano, Messina 2015.


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