Ave signora, santa regina,
santa genitrice di Dio, Maria,
che sei vergine fatta Chiesa
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme con il santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
tu in cui fu ed è
ogni pienezza di grazia e ogni bene.
Ave, suo palazzo,
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa,
ave, suo vestimento,
ave, sua ancella,
ave, sua Madre.
Francesco d’ Assisi (1181\2-1226)
Il susseguirsi dei secoli e il mutare degli eventi non hanno offuscato, anzi vieppiù hanno realizzato, le parole di Maria: “tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48), in relazione alle “grandi cose (la maternità divina) fatte in me dall’ Onnipotente e Santo è il suo nome” (Lc 1,49).
Per questo motivo i credenti di tutti i tempi l’hanno invocata e lodata: con l’angelo “il Signore è con te” (Lc 1,28), con Elisabetta: “Benedetta tu fra le donne” (Lc 1,42). L’uno le chiedeva l’assenso alla maternità messianica e divina. L’altra l’accoglieva Madre del suo Signore. Gabriele la proiettava verso il futuro. Elisabetta le parlava con i ritmi del presente. Il messaggero di Dio sollecitava fede. La parente la proclamava donna di fede: “Beata colei che ha creduto” (Lc 1,45).
Nel Magnificat anche Maria ripeterà di sé “beata” (Lc 1,48), così come affermerà una donna (Cf. Lc 11,27) dinanzi a Gesù e come soprattutto Egli stesso avrebbe precisato (Lc 11,27-28).
Il racconto dell’Annunciazione e della Visitazione presenta Maria: ricolmata di grazia, confermata in grazia, in comunione con il Signore, madre di un Figlio salvatore, Figlio di Dio, re, adombrata dallo Spirito Santo, familiare con la Trinità, serva, esultante di gioia in Dio Salvatore, donna di fede, madre benedetta del Benedetto.
Queste rivelazioni, a venire o avvenute nella vita di Maria, sono il contenuto del “chaire”, che costituisce l’inizio dell’Annunciazione.
Il “chaire” – ave, salve, gioisci ed esulta – sollecita Maria alla gioia, in riferimento a tutto ciò che le sarà manifestato: il progetto di Dio circa la sua maternità, la notizia della maternità di Elisabetta, il sussulto di Giovanni nel grembo di sua madre.
Il “chaire” di Luca, saluto non usuale ma presente in contesti messianici, ha affascinato molti padri della Chiesa e scrittori ecclesiastici, i quali, adattando a Maria immagini e figure dell’AT, hanno moltiplicato i “chaire”, sia in senso allegorico, sia a volte accomodatizio, sia affettivo e devozionale, così da comporre delle autentiche lodi litaniche.
Cherubino di Spoleto affermava che “se per mille volte al giorno dirai l’Ave Maria, per ben mille volte sarai salutato da lei”.
Bernardino da Siena attualizzava: “Sappi che come tu saluti la Vergine Maria, subito ella saluta te. Non pensare che ella sia di queste rusticaccie come assai se ne trovano: anco è tutto piacevole. Ella ti saluta ogni sera quando senti suonare l’Avemaria in qua su in vescovado. O saresti tu tanto villano, che tu non saluti lei? Come tu la saluterai, subito ella ti risponderà”.
Eugenio Foti
Meditazione tratta da Eugenio Foti, Orazionale mariano, Messina 2015.

