‘U Vascidduzzu, gioiello d’arte, con lamine d’argento che ricoprono l’anima lignea, riproduce in miniatura, in tutti i dettagli più minuziosi, un piccolo vascello (un galeone cinquecentesco) a tre alberi, dotato di vessilli, sartie e cannoni (per premunirsi dai corsari e dai Turchi), con una pigna al centro, prestata per l’occasione dalla Cattedrale, destinata a contenere la “reliquia del sacro capello”, con cui la Vergine, secondo una pia tradizione che sa di leggenda, avrebbe legato il rotolo su cui era scritta la famosa Lettera inviata ai Messinesi: la sua progettazione e costruzione fu opera di un argentiere anonimo –quasi certamente un maestro argentiere messinese- dei secoli XVII-XVIII, probabilmente a ciò incaricato dal Senato cittadino.
Sostenuto da una varetta, cioè da un artistico supporto di legno alto quasi novanta centimetri (l’altezza dello scafo è di circa un metro), decorato con fregi, bassorilievi e immagini d’argento di squisita fattura, il vascello a vela, dalla poppa decoratissima, mostra tre alberi a vele quadre e bompresso; mentre sull’albero maestro è applicata una corona argentea, sotto la quale, in occasione della processione, prevista nel giorno della solennità del Corpus Domini (che si svolge, con una caratteristica andatura ondeggiante dei portatori, verso il Duomo), si pone, ad opera dei confrati della chiesa dei Marinai, il portareliquie con il sacro Capello della Matri a Littra. Dalle murate del vascello sporgono otto cannoni per lato, oltre a quelli di poppa e il tutto è impreziosito da figure di angeli e festoni, mentre i rivestimenti in argento sono riccamente cesellati con raffigurazioni varie, che si riferiscono alla storia religiosa di Messina: tra queste, su un lato della base, un bassorilievo con la figura di sant’Alberto e poi la Madonna della Lettera, san Placido, la Madonna di Portosalvo con il paesaggio di Messina.
La sua storia
Secondo i dati emersi dal più recente restauro, appare probabile che esso, dapprima pensato e realizzato in legno, sia contemporaneo alla fondazione della Confraternita e che, solo in seguito, si sia affidato ad argentieri, probabilmente messinesi, il compito di rivestirlo in argento: dunque, il rivestimento fu realizzato in periodi successivi, come è provato dai diversi punzoni impressi sulle lamine d’argento, il più antico dei quali risale al 1644.
Completata la baretta col vascello, il 7 febbraio del 1576 l’allora magistrato addetto di Messina, accogliendo la richiesta dei marinai, diede ordine di consegnare la reliquia dei capelli della Madonna per andare in processione con la Confraternita di Portosalvo dei Marinai. Da allora essa, ogni anno, ha il privilegio di portare in processione nella solennità del Corpus Domini, sopra il caratteristico Vascidduzzu d’argento, la reliquia del Sacro Capello della Vergine Maria conservato nella Cattedrale.
La presenza sulle lamine d’argento di grandi medaglioni circolari che raffigurano, oltre alla “Madonna di Portosalvo dei Marinai”, la “Madonna della Lettera”, S. Alberto e S. Placido con i fratelli, testimonia che nel Vascidduzzu si racchiude tutta una tradizione di pietas dei Messinesi, legata in particolare al culto della Vergine, per intercessione della quale avvennero i prodigiosi arrivi nel porto di Messina, di navi cariche di grano in occasione di varie carestie, a partire da quella causata dalla guerra del Vespro.
Custodito nella Chiesa di Portosalvo dei Marinai dall’omonima Confraternita, il Vascelluzzo solo per avvenimenti eccezionali è stato trasferito in altra sede: ad esempio, durante il secondo conflitto mondiale, su suggerimento di monsignor Rosario Lo Monaco, fu spostato su un camion messo a disposizione dalla Direzione di Artiglieria di Messina a Gallodoro e di lì a Contrada Margi perché fosse salvaguardato con maggiore sicurezza.
Terminata la guerra, il prezioso fercolo fu riportato a Messina e, come era stato stabilito già dal 1576, continuò a partecipare ogni anno alla processione del Corpus Domini recando il Capello della Madonna.
Rari gli spostamenti dopo il periodo bellico.
Un primo esempio risale al 1996, quando, in occasione della Mostra “Argenti da Messina”, X settimana dei Beni Culturali, tenutasi a Roma dal 16 febbraio al 6 marzo, il Consiglio direttivo della Confraternita concesse il nullaosta a che il Vascelluzzo fosse portato a Roma; un altro nel 1997, quando questo capolavoro delle maestranze messinesi, per decisione dell’arcivescovo mons. Marra, rimase in esposizione all’interno della Basilica Cattedrale sino alle feste di mezz’agosto, care per consuetudine alla cittadinanza; poi ancora, nel 2006, quando l’opera ritornò, a distanza di settant’anni (vi era stata fino al 1936), nella chiesa di Gesù e Maria del Buon Viaggio nel borgo del Ringo, dove fu pure allestita una mostra fotografica; e quando ci fu la richiesta del Governatore, in data 26 luglio 2013, all’Ufficio Beni Culturali della Curia e alla Soprintendenza ai Beni Culturali di
“poter partecipare con il Vascelluzzo, alla festività in onore di S. Maria di Portosalvo presso S. Teresa di Riva in data 4 agosto” (Carte d’Archivio della Chiesa Santa Maria di Portosalvo dei Marinai).
Nel settembre del 2015, poi, in occasione del “I Cammino Regionale delle Confraternite di Sicilia”, tenutosi a Messina il 26 e il 27,
“in via del tutto straordinaria, sono stati portati in processione l’antico simulacro dell’Immacolata, la Patrona Principale della Sicilia e il Vascidduzzu, simbolo della tradizione religiosa della Città di Messina” (Bollettino ecclesiastico messinese” n.3).
Oggi, poiché la Chiesa è in ristrutturazione per i danni al tetto il Vascidduzzo è custodito nel Museo della Cattedrale.
Restauri
Per il prolungato uso nelle processioni, il Vascelluzzo si è trovato, nel corso del tempo, in condizioni di deterioramento e, di conseguenza, è stato necessario intervenire per preservarlo.
Si ha memoria di un primo restauro grazie ad una scritta, posta sopra il medaglione della Madonna della Lettera nel Vascidduzzu: fu effettuato nel 1861 dall’artefice Giovanni Frilungo, col permesso dell’allora Governatore Carmelo Agresta, dei consiglieri Letterio Micoli, Salvatore Cilento, Diego Laganà e Giovanni Cartigiano, mentre era Cappellano il sacerdote Domenico Camarda.
Nel marzo del 2000, poi, fu seriamente danneggiato a causa di un furto. Il verbale datato 9 marzo 2000, del Comando Provinciale di Messina dei Carabinieri, annota il rinvenimento, dopo il furto, di tre angioletti (di cui uno con il braccio destro spezzato sopra il gomito), di un capitello spezzato in due parti e di un tronco di capitello (il tutto in argento) e la consegna di tale materiale, previo riconoscimento dello stesso come appartenente al Vascidduzzu da parte dell’allora Governatore della Confraternita Francesco Doddis, allo stesso.
In seguito a tale evento, per iniziativa della Confraternita dei Marinai, fu dapprima adeguatamente protetto e poi restaurato dalla ditta Ernesto e Carmelo Geraci. Dopo quasi un anno di paziente lavoro, il 9 giugno 2003 esso fu ripresentato nella Cattedrale di Messina.
Arte e poesia
Il Vascidduzzu ha ispirato il poeta siciliano Vann’Antò (1891- 1960), che ha così intitolato una silloge di poesie in dialetto siciliano. Nella poesia ad esso dedicata, l’argenteo veliero è ricordato soprattutto come portatore di pace. E così è vissuto dal messinese.
Sintesi di Liliana F. Nania dal testo:
Felice Irrera- Liliana F. Nania, La chiesa di S. Maria di Portosalvo dei Marinai e la sua Confraternita,
Messina 2020.





