“Santa Maria di Portosalvo dei Marinai”
Fu l’Arcivescovo mons. Antonio III Cancellario a concedere ai marinai, che avevano edificato una chiesa in onore di Santa Maria di Portosalvo, la facoltà di fondare una Confraternita, con tutte le sue regole (1565), approvate nel 1582 da papa Gregorio XIII, con un Breve, registrato dal Governo del Regno delle Due Sicilie.
Nel 1608, poi, un rescritto del pontefice Paolo V concesse che i Canonici di Santa Maria di Portosalvo dei Marinai fossero ammessi come membri della Chiesa Lateranense.
Già nel 1565, formando i primi statuti, i confrati determinarono la costruzione di un Vascelluzzo, in sostanza un ex voto, per ringraziare la Vergine dei numerosi suoi interventi per la salvezza dei naviganti.
La vita della Confraternita non è stata sempre semplice perché ha subito le pressioni dei tempi.
In quest’ambito è da inserire lo scontro con i Frati Riformati di San Francesco. Questi, stabilitisi nel 1610 nei pressi della chiesa, furono causa di screzi con i confrati fino a quando presero possesso forzoso del tempio stesso ed addirittura nel 1622 fecero demolire di notte l’edificio “causando lagrimose querele della plebe e de’ Marinari, per un avvenimento non aspettato in materia così sacra” (Samperi, Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria protettrice di Messina, Messina 1991, 157). Costruito un nuovo tempio ed aumentata negli anni la frequentazione della popolazione, dopo vari alterchi con i frati, la Confraternita decise, nel 1743, di lasciare loro l’antica chiesa e di trasferirsi più a monte, nel quartiere di San Leone, fondando, a proprie spese, una nuova chiesa di Santa Maria di Portosalvo dei Marinai.
Poche e scarne sono le notizie che si possono avere circa le attività della Confraternita tra il XVIII e il XIX secolo. È tuttavia documentato nei giornali cittadini che negli anni 1865, 1873, 1879 la Confraternita era presente alla processione del Corpus Domini così come previsto dagli originari statuti.
Nel XX secolo l’attività della Confraternita risente ancora delle vicende della città: il terremoto del 1908 ha distrutto la chiesa e da una nota inviata in prefettura il 13 agosto del 1933 per conto dell’allora Governatore della Confraternita si evince che si sono dovute limitare “le attività nel campo della beneficenza e del culto” a causa della morte di quasi tutti i confrati e del crollo della chiesa, e si è potuto mantenere, solo con i confrati superstiti e i nuovi ammessi, la presenza alla “tradizionale processione del Vascelluzzo, nave d’argento che si porta in giro nel giorno del Corpus Domini, con formalità e solennità religiosa”.
Si aggiungeva inoltre che la Confraternita aveva ceduto “i mutui dei fabbricati alla Curia arcivescovile”.
Terremoto e successiva guerra hanno contribuito a far perdere molti documenti che possono testimoniare le attività della Confraternita nell’arco della prima metà del Novecento, tuttavia il Vascelluzzo “simbolo di benessere di questa Città Marinara” (Archivio della Chiesa Santa Maria di Portosalvo dei Marinai, II) è stato sempre custodito e preservato da ogni pericolo.
Ripresa a pieno ritmo l’attività nella seconda metà del secolo scorso, oggi la Confraternita è presente nel territorio e a livello diocesano con opere di carità e di testimonianza cristiana. E non solo in occasione della solennità del Corpus Domini!
Al momento il maresciallo Giuseppe Tosto ne è il Governatore e Monsignor Eugenio Foti l’assistente spirituale. Entrambi in sintonia perfetta e grande, reciproco, gioioso rispetto guidano al Confraternita verso una spiritualità sempre più profonda ed incarnata, perché il culto della Vergine Madre conduca tutti nel Porto di salvezza, Cristo Gesù.

Le insegne della Confraternita e loro significato
I Confrati e le consorelle, nelle occasioni ufficiali, si distinguono per la loro sobria divisa con la quale implicitamente esprimono dedizione alla Vergine: un completo blu con la camicia bianca, e una medaglia raffigurante la loro protettrice.
Il bianco, segno di candore, ricorda ovviamente il titolo di Tuttapura, l’Immacolata Concezione. Il blu, spesso presente nelle raffigurazioni mariane, ha molteplici significati. Nelle icone orientali, è in rapporto alla spiritualità della persona, alla calma riflessiva: Maria meditava gli avvenimenti del Figlio suo conservandoli nel suo cuore! Nell’arte occidentale, poi, è spesso riferimento allegorico alla fede e la Vergine è la fede fatta persona.
Il medaglione, di cui i confrati si fregiano, porta incisa la città di Messina sulla quale Maria e Gesù stendono la loro azione. Infine, il laccio di seta, bianco e giallo, che sostiene il medaglione, è segno dello stretto legame plurisecolare tra la Confraternita e la Santa Sede.
Il governatore si distingue dagli altri confrati perché, nel corso delle processioni, porta un bastone simbolo di onestà, di rettitudine e buon governo della Confraternita; esso è dritto perché rappresenta l’ortodossia religiosa della Confraternita stessa.
Nel corso delle processioni Confrati e Consorelle sfilano insieme al Vascelluzzo, icona della loro spiritualità mariana, facendosi precedere da uno stendardo la cui croce argentea, sorretta da una sfera finemente istoriata, è ricca di storia. Il perito ed esperto d’arte professor Claudio Calabrò ha, infatti, documentato, in occasione di un recentissimo restauro (2024), che la sua fattura risale ai primi del XVII secolo come si evince dai punzoni riportati alla luce e recanti le date del 1635 e 1639. La croce è sbalzata e cesellata a mano da due distinti argentieri; uno di essi, verosimilmente Santo Casella, nel 1635, ne ha realizzato il basamento su commissione del Senato Messinese di cui è presente lo stemma; il secondo artefice è, invece, di impossibile identificazione. La croce, posta su una struttura sferica, anch’essa d’argento, mostra angeli alati cesellati e finemente espressivi; alla base dell’intero manufatto sono cesellati “fregi vegeto-floreali, foglie di acanto gotico-romanico e volti angelici”. Nel tubo di innesto del bastone è presente un secondo punzone recante la data del 1639.

