Per una lettura consapevole dell’Inno Santa Maria di Portosalvo dei Marinai
Cieli nuovi e terra nuova cantano Maria di Nazareth. Inneggiano a lei, Madre del Salvatore e dei salvati, genitrice del Verbo nel suo grembo fatto uomo.
Lei, la Benedetta fra le donne.
«Che dirò ancora o cos’altro potrò aggiungere sulla gloriosa e Santa vergine? Da una parte mi sento trascinato dal desiderio di parlare della madre, ma dall’altro sono spinto a tacere perché incapace di esprimermi in modo degno.
L’animo mi sospinge, ma la paura mi atterrisce: l’uno mi trascina, l’altra mi frena. Comunque, poiché sono pressato da entrambi, mi fa bene parlare della gloriosissima e santa Vergine». (Pseudo Epifanio).
Contemplando lei, hic et nunc, qui e ora, nello spazio e nel tempo: sorprendenti sensazioni, eppure ineffabili evanescenze, effusioni di amore reciproco, eloquenti deserti dell’anima, abbandoni di silenti ascolti.
Tutto fiorisce nello stupore di ammirevoli rivelazioni, di conoscenza, di accoglienza, di duttilità che trasfigura. È la sapienza infusa dallo Spirito Santo dono di Gesù per il progetto del Padre: tutto in tutti, per amore di tutti, che agisce per mezzo di tutti (cfr. Ef 4,6). Intima, sorprendente, comunione ineffabile tra lo Sposo e la sposa del Cantico dei cantici. Delicato ma cogente sprone al connubio totale: «ducam eam in solitudinem et loquar ad cor eius» (Osea 2, 16) «Ore enim ad os loquor ei» (Numeri 12, 8). È il mistero dello Spirito che conduce Gesù nel deserto. È L’esperienza di Maria angosciata in ricerca del Figlio («Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo» Lc 2,48; «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano» Mc 3,32), desolata nella notte della fede e nella fatica del cuore («Nel giorno dell’angoscia cerco il Signore» Sl 76,3). Lei la beata che ha creduto e che pure cresceva in età sapienza e grazia dinanzi a Dio e agli uomini. Figlia diletta del Padre, madre amorosa del Figlio, tempio dello Spirito Santo. Lei discepola in itinere nella gratificante esperienza della promessa di Gesù: «Quando me ne sarò andato, vi manderò lo Spirito del Padre. Egli attingerà da me quello che io ho accolto dal Padre e vi condurrà alla verità tutta intera» (cfr. Gv 16,13-15).
Tutto a maggior gloria di Dio che ha creato Maria «Santa più santa dei santi e supremamente santo tesoro di ogni santità» (Andrea di Creta).
«La sua santità immacolata ne attesta l’esistenza mai offuscata dalla minima ombra del peccato originale e l’assoluto splendore nello stato di grazia (Immacolata, Tuttasanta).
La sua santità glorificata ne attesta la stabilità permanente in Dio nella totalità di tutto il suo essere, anima e corpo (Semprevergine).
La sua santità vittoriosa attesta la sua partecipazione in anima e corpo al trionfo del Figlio sulla corruzione, sul peccato e sulla morte (Assunta).
La sua maternità divina ne attesta l’intima familiarità con il Figlio di Dio, il Verbo incarnato nel suo grembo verginale (Theotókos)» (Stefano de Fiores).
Tali verità di fede caratterizzano e definiscono Maria di Nazaret. Ne sono il costitutivo.
A lei Dio ha elargito questi doni di grazia non, però, in maniera esclusiva, né in assoluta unicità; non per separarla, né per isolarla e neppure per farne una persona a se stante.
Dio Trinità, nel suo progetto di salvezza, ha posto Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa in riferimento a tutti i membri che formano il Corpo mistico del Figlio suo.
Di Cristo Maria è Madre, collaboratrice, ancella. Della Chiesa è membro, madre, immagine.
Dio ha voluto creare, riporre, rivelare in lei, in una sola persona, quanto voleva fossero le connotazioni del suo popolo, di ogni credente: santità, verginità, maternità salvifica, risurrezione.
Maria è già adorna di tali grazie. La Chiesa la contempla come sua icona da imitare per essere come lei. Maria è già tutto ciò che la Chiesa ha ricevuto come vocazione.
Se la Chiesa non fosse stata destinataria di tale progetto di santità, Maria non ne sarebbe stata il compimento. Ma lei brilla sicura speranza dei singoli membri ancora pellegrini nella storia.
Proprio perché Maria è Semprevergine, l’anima ottiene da Dio la verità purissima e verginale della divina rivelazione; proprio perché Maria è la Madre di Cristo, l’anima cristiana riceve da Dio la capacità di divenire, come una madre, generatrice di vita e di salvezza eterna per i figli spirituali; proprio perché Maria è immacolata, ogni anima riceve da Dio, in Cristo suo Figlio, l’esigenza allo splendore della vita divina e l’anelito del ritorno alle origini senza peccato; proprio perché Maria è già Assunta in cielo, ogni anima riceverà da Dio, sulla terra la grazia della contemplazione e nei cieli la perfetta comunione con Dio.
Se così non fosse, Maria sarebbe irriconoscibile, sommamente lontana. Sarebbe un’altra Maria, non quella creata e voluta da Dio in riferimento a Cristo e alla Chiesa.
Infatti «l’Immacolata Concezione è l’equivalente superiore del Battesimo cristiano; la santità di Maria è l’equivalente superiore della santità dei singoli cristiani; la maternità divina è l’equivalente superiore della fecondità della fede di qualunque cristiano; l’intercessione attuale della Vergine per gli uomini è l’equivalente superiore del potere salvifico che ogni cristiano riceve da Gesù; l’assunzione è l’equivalente superiore di ciò che verrà raggiunto da ogni cristiano» (Domenico Bertetto).
Mons. Eugenio Foti
