Le ragioni di una scelta
Non è semplice analizzare e spiegare una MUSICA perché si tratta di razionalizzare un linguaggio che fin dai primordi si lega alla sfera emozionale ed estetica dell’uomo (un musicologo del secolo scorso diceva che la musicologia sta alla musica come la ginecologia sta all’amore).
Figurarsi poi se tale compito viene chiesto a un dilettante amatore di musica sacra (e non solo) che ha avuto l’ardire di musicare il testo scritto da monsignor Eugenio Foti per adornare con decoro le liturgie proprio della chiesa Santa Maria di Portosalvo di Marinai.
E dunque che dire? Semplicemente se piace o non piace… e questa forse è stata la prima causa di tanto ardimento.
Infatti bene aveva pensato il Monsignore di commissionare a compositori di maggiore o minor fama ma con alle spalle solidi studi di composizione e una storia di decoroso artigianato.
Ma benché le forme dei quattro precedenti inni (Due inni del maestro Don Frattallone; uno del maestro Sturniolo e uno del maestro Liberto) fossero ineccepibili e nei canoni della buona composizione di chiesa, tuttavia alcuni ostacoli si evidenziavano; estensioni vocali notevoli che rendevano in alcuni casi ardua l’intonazione a voci non educate al canto, e soprattutto una strana mancanza di un qualcosa di un quid che potesse accendere anche un qualche stimolo qualsivoglia che fosse punto
Non si pretende qui di dire che l’ultima stesura sia quella che ha risolto tutti i problemi legati ad un testo e un ritmo non semplice da musicare, ma certo la cosa che più urgeva era ottenere un andamento meno arduo.
Fu così che fra una discussione con l’organista domenicale con la confraternita, una insegnante di canto e musica, fra un giro di ricognizione nelle musiche liturgiche francesi della prima metà del XX secolo che una sera, uscendo dal turno di dialisi presso quello che fu il glorioso centro del PO di Barcellona, nella mia mente cominciò a frullare un tema semplice ma “marciante”.
Diceva a proposito della composizione la fu pianista e compositrice sicula Maria Russo che i compositori comprendono ciò che fanno solo dopo aver steso le loro opere e spesso sono gli altri a far loro capire ciò che hanno fatto.
Lungi da me voler sostenere simili paragoni, ma in effetti rivedendo a distanza di tempo l’inno mi accorgo che la struttura può essere ricondotta alla forma della marcia con trio tipica di tante musiche da banda che accompagnano da oltre un secolo le processioni patronali in tutta Italia.
Quindi nulla di più verosimile che frammenti ritmo melodici, magari ascoltati in infanzia o gioventù e riorganizzati dalla memoria in maniera diversa, abbiano sortito alla fine questa quinta versione dell’inno.
E infatti la critica principale che venne mossa fu quella di plagio….
E… ma da chi? La mia memoria non mi aiuta, ma se per essere a tutti i costi originali si deve andare verso una freddezza accademica senza estetica… non saprei davvero cosa scegliere.
Ecco dunque questa marcetta quasi ieratica che si apre a un trio con un’onda di lirismo complice il testo orante del ritornello pensato da Monsignore.
Senza voler fare alcun commento in merito ai contenuti del testo musicato è chiaro che non si sarebbe potuto scrivere prima una musica e poi adattarla al testo in quanto occorre unità di sentimenti quando si compone un inno; quindi era necessario indispensabile pensare una musica per quel testo e non semplicemente adattare qualcosa di preesistente.
Ma leggendo proprio quel testo venivano in mente reminiscenze poetiche quasi dantesche che poi scivolavano in memoria bibliche e infine nelle più attuali ansie dell’uomo moderno.
Sotto quest’onda di plurime emozioni nuove e antiche ad un tempo si combinavano cellule ritmiche melodiche antiche e comunque diverse da quanto in precedenza scritto.
La musica inoltre doveva in primis essere facilmente memorizzabile persino anche in trasmissione orale (cosa non facile per le altre melodie) e soprattutto evocare nostalgie di un tempo passato in una attualità non angosciante (per questo si è evitato accuratamente l’uso dei toni minori, cosa invece adottato in uno degli inni).
Però a lavoro compiuto…. questo foglio è stato vergato per la devozione di molti e non di un singolo, se ad essi piacerà adottarlo… Il gusto e l’estetica daranno il giudizio finale, anche sulle migliori intenzioni originali di chi ha scritto.
Roberto Timpanelli
