Alla elegante essenzialità della facciata fa eco la semplicità dell’impianto rettangolare, a navata unica, animata e resa accogliente da vivaci colori: il rosso delle cappelle contornate dal grigio degli archi sovrastati da policrome vetrate; il blu intenso della cupola su cui è stato riprodotto fedelmente, dalla perizia artistica di Angelo Foti e di Tomo Sulejmanovic , il cielo con le costellazioni e la via lattea; la policromia dell’altare che custodisce il tabernacolo e quella degli altari posti nelle cappelle laterali.
Potenziano il tripudio di colori le molteplici opere d’arte nate dalla maestria orante di artisti locali e sapientemente collocate lungo tutto lo spazio perimetrale.
L’iconografia e la disposizione di ciascun’opera promuovono la comprensione del disegno d’amore di Dio per l’umanità che in e con Maria canta “Tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”, versetti ben visibili al parapetto della cantoria.
All’interno della Chiesa sulla parete prospiciente l’abside, troneggiano i ritratti dei quattro Evangelisti, i cui vangeli sono la fonte privilegiata per la comprensione della storia della salvezza.
Entrati in chiesa la cappella centrale attira il fedele per la sua particolare composizione: l’arco regale, la cupola col cielo stellato, da cui pendono sette lampade, la machina lignea che racchiude altare, tabernacolo e un dipinto raffigurante Santa Maria di Portosalvo dei Marinai
Uno sguardo alle pareti laterali annuncia, attraverso i colori netti delle immagini, la storia della salvezza.
Procedendo dall’abside verso il portone principale, sulla destra e sulla sinistra, è possibile ammirare vetrate stilizzate, i cui colori prendono vita dalla luce esterna e risaltano sul grigio perla della parte superiore delle pareti. In esse la raffigurazione delle tappe salienti della vita della Madre col Figlio.
Ogni vetrata è commentata dai corrispondenti versetti del Vangelo, guida sicura per una corretta devozione alla Vergine.
Poco sotto le vetrate artistiche vele propongono donne dell’Antico e del Nuovo Testamento, che appartengono alla storia della salvezza e prefigurano virtù e stile di vita di Maria di Nazaret .
Le immagini si intrecciano con i simboli: alle colonne che dividono le nicchie sono appesi degli scudi lignei, su cui sono intrecciati i monogrammi di Maria e di Gesù, e alcuni tondi, sui quali, attraverso simboli, sono rappresentati i dogmi mariani, frutto dell’approfondimento della Chiesa e le apparizioni riconosciute di Lorudes e di Fatima.
Le piccole cappelline tra le colonne racchiudono altre opere artistiche: l’icona Gesù Maestro spicca sulla sinistra; al essa, sulla destra, corrisponde l’affresco Gloria di Maria tra gli angeli e i santi.
Le cappelline del transetto custodiscono, a sinistra, la scena della Crocifissione e a destra un acquarello sull’Incoronazione di Maria.
Nella cantoria fanno bella mostra di sé due olii, che rappresentano la tradizionale devozione mariana dei messinesi: Santa Maria della Scala e Santa Maria di Dinnammare.
La Facciata
«Se Cristo non fosse risuscitato, vana sarebbe la nostra fede» (cfr. 2Cor 15, 17).
Al di sopra del portone centrale la sua immagine policroma di delicata fattura sospinge oltre verso il totalmente Altro. Si pone come chiave di lettura sia del mistero eucaristico che ogni giorno si celebra nell’amabile chiesetta, sia delle opere d’arte che, affascinanti, immergono nella contemplazione della persona e della vocazione di Maria di Nazaret, unita al Portosalvo e ai Marinai nella dedica: in relazione al mistero di Cristo Salvatore e ai salvati.
Simbolo delle sue braccia materne il semicerchio in cemento che (a progetto ultimato), come aureola di santità, custodirà il Risorto con amabile fermezza: Sanctae Mariae Portus Salvi Nautarum.
In corrispondenza, nella parete interna, la presenza dello Spirito Santo «il Consolatore… che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto» (Gv 14, 26).
Gli Evangelisti
I dipinti, olio su tela, opera dell’artista Riccardo De Leo, raffigurano i volti dei quattro evangelisti con i tradizionali simboli: l’angelo per san Matteo, il toro per san Luca, il leone per san Marco e l’aquila per san Giovanni.
Indenne da velleità primaziali, Messina con fede grande accoglieva la santa evangelizzazione: il Figlio di Dio, Gesù il Nazareno rivelava novità di vita e corrispondenza esemplare nella Madre sua, la beata Vergine Maria, la veloce Ascoltatrice.
Illuminati dallo Spirito Santo e, resi idonei dalla sua grazia, i due apostoli Matteo e Giovanni e i due discepoli Marco e Luca, ricomponendo esperienze personali i primi due e testimonianze acquisite gli altri, affidarono alle prime comunità il loro Vangelo: il mistero salvifico di Gesù che evidenziava anche la presenza di Maria, Genitrice di Dio.
Cappella Principale
Una grande e artistica machina in ebano, imponente, custodisce il tabernacolo, il tronetto per l’esposizione dell’Eucaristia, l’incantevole dipinto di Santa Maria di Portosalvo dei Marinai; il tutto incastonato in un cielo stellato.

Arco regale-abside
Abbagliante di infocata luce, a ridosso difensivo del ricreato Eden -sorprendente nuovo Paradiso- al culmine dell’arco regale due folgoranti sfere nelle mani di due cherubini, presenza del Creatore giudice giusto e misericordioso.
L’abside custodisce i segni già proposti.
Il Risorto, nutrimento di salvezza, si presenta santa Eucaristia nel tabernacolo dietro al quale imponente pala: Maria risplende Madre nell’amabile concretezza di colei che sostiene, quasi ne fosse il trono, il Verbo incarnato nel suo grembo verginale. Nei tratti una donna dei nostri giorni.
Il firmamento, geloso custode, brilla di innumeri stelle peraltro personalizzate: ogni loro punta porta impresso il nome degli offerenti. Si costituisce un rapporto di persona a persona: Dio le ha create, sono opera delle sue mani, ne conta il numero, le chiama per nome, le conosce tutte. Anche Gesù, in divina similitudine, conosce le sue pecore. Misteriosa comunione. Egli è l’Agnello-Pastore. Dà la vita per loro i cui nomi sono scritti in cielo. Prepara un posto per tutte, affinché dove è lui siano anch’esse. Un solo pastore, un solo gregge, un solo popolo di Dio di cui sono membri, per essenziale costituzione, anche le donne tipo di Maria, unico mistico corpo di Cristo. Una sola chiesa conquistata dal Risorto per opera dello Spirito Santo, presente e significato dalle sette lampade che pendono dalla volta celeste.
Tebernacolo
L’altare, assoluto riferimento di fede, di speranza e di carità, custodisce Gesù Cristo divina Eucaristia in corpo, sangue, anima e divinità. Sostiene altresì il tabernacolo di marmo sul quale splende, elegante sfondo curvo adorno di delicate colonnine, il tronetto per l’esposizione del Sacramento. Nell’imponente parete didietro, all’interno di un’artistica, notevole machina in legno dai capitelli laminati in oro una splendida e materna Santa Maria di Portosalvo dei Marinai.
Quadro altare
Come finestra aperta verso l’infinito, l’arte supera la contingenza, sicché il bene, il bello, il vero, pur nelle singole specificità, si trasfigura in una unità universale.
Il dipinto “Santa Maria di Portosalvo dei Marinai” della pittrice messinese Anna Sorrentini accoglie, vive e propone la “via puchritudinis” così tanto radiosa nella “Tota pulcra” e nel Figlio suo “il più bello tra i figli dell’uomo” (Sl 44,3). Tutto è premessa all’olio che, in modo consono alla mentalità moderna, presenta con stile nuovo la persona e la missione di Maria. Niente fulgori, né corone regali e neppure paludamenti singolari per condividere con lei esperienza di madre, di sorella, di condiscepola. Il suo volto manifesta maternità. Il suo sguardo non esclude nessuno. Abbraccia tutti. Scruta dentro le piaghe dell’esistenza umana non per fare arrossire, ma per condurre al Figlio. Si presenta nella sua realtà umana creaturale. Non è una divinità. Il Figlio che in lei siede come su un trono regale non è soltanto per lei. Ne è consapevole e lo consegna a noi. Ci guarda. Ci dona il Misericordioso. Tesse la nostra storia. Custodisce tutti. Protegge ciascuno. Certamente non è l’irraggiungibile. Risorta vive in mezzo a noi come quando era viva e intercede. Cammina con noi in una donazione totale di sé sia a Colui che in lei ha compiuto grandi cose, sia a noi che le siamo affidati. Si può sentire e sperimentare vicina perché ci è stata consegnata e donata. Ed ecco le tre navicelle segno degli eventi della vita. La prima al di là del porto, sballottata dalle onde, non riesce a mantenere la rotta: sembra che i flutti la travolgano. Quella di mezzo, sebbene entrata nel porto e, tuttavia ancora scrollata dai marosi, non subisce sventura. La terza in mezzo al mare in bonaccia è pronta ad attraccare al molo. A tutti e a ciascuno dei salvati sia dai mali fisici sia dai morali pertinente e appassionata esortazione da parte di san Bernardo:
«Tu che nel turbine di questo mare
ti vedi sbattuto tra i marosi e le tempeste
senza veder terra su cui posare i piedi,
non distogliere gli occhi
dal fulgore di questa stella
se non vuoi essere sommerso dai flutti.
[…] Guarda la stella, invoca Maria».
Vetrate
Opera dell’artista Mariella Trapani, le vetrate sono un sapiente excursus visivo sulla vita della Vergine Madre così come è raccontata dagli evangelisti Luca e Giovanni: una catechesi che, immediata, scorre luminosa agli occhi del fedele grazie anche alla trascrizione dei versetti che evidenziano la compresenza assolutamente ed essenzialmente inscindibile di Gesù e di Maria.
Rappresentano: l’Annunciazione, la Visitazione, il Natale, la Presentazione di Gesù al Tempio, Gesù dodicenne tra i dottori nel tempio, Le nozze di Cana, la Crocifissione, la Pentecoste
Vele
Le vele sormontano le arcate laterali della chiesa. Sono in tutto otto e propongono dipinti su legno realizzati dalla pittrice Cristina Ipsaro Passione.
Le pitture propongono una rilettura della Scrittura al femminile, cioè con lo sguardo alle donne partecipi del piano di salvezza e, di conseguenza, a Maria.
Procedendo dal portone verso l’abside sulla destra sono ricordate le “matriarche” Sara e Rebecca; Miriam e Rachele, Giuditta e Debora, Rut ed Ester; sulla sinistra le donne, contemporanee alla Vergine, esaltate da Gesù per la fede e l’ascolto, la perseveranza, la donazione di sé o, nel caso della vedova di Nain quasi l’anticipazione della gioia di Maria per la risurrezione del Figlio suo. Ecco le donne con i bambini e la vergine prudente; la Vedova povera e n la vedova di Nain; Marta e Maria, Elisabetta e la Cananea.
Tutte le generazioni mi chiameranno Beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
Così Maria di Nazaret, semplice creatura, vergine povera canta nel suo Magnificat mentre esulta per i grandi abbassati, i piccoli esaltati, gli indigenti arricchiti, la misericordia di Dio che l’ha ricolmata di quei doni che l’hanno costituita beata: ha dato alla luce il Creatore, ha generato il Salvatore, da sempre dimora dello Spirito Santo, Madre del Salvatore e dei salvati, partecipe della benevolenza del Figlio, interceditrice pietosa, veloce ascoltatrice.
Ella, Figlia di Sion con il popolo di Israele contempla e loda Jahwè. Il suo canto continua e progredisce a compimento dall’Antico al Nuovo Testamento. Il Verbo fatto carne è già nel suo grembo.
Risuonano speranze, certezze di pace, di giustizia, di libertà. Opera del Signore Dio Misericordioso, Salvatore, Onnipotente, Santo.
Ornamenti Alle Colonne: Tondi E Scudi
Simmetricamente disposti alle sommità delle colonne, offrono ulteriore catechesi iconografica i tondi, decorati dalla pittrice Cristina Ipsaro Passione, e gli scudi, opera dell’abile Orazio Famulari. I primi hanno due temi rilevanti: i dogmi, frutto di una Chiesa che “meditando e conservando” desidera conoscere e diffondere i fondamenti del credo mariano; e le apparizioni, a Loudes e a Fatima, forma con cui Maria si rivela e conferma nella fede i credenti.
Gli scudi, intreccio di aurei monogrammi di Cristo e di Maria, ricordano al visitatore l’indissolubile legame tra la Madre e il Figlio.
In tutti un’iconografia che si dispiega attraverso simboli tipici della cultura cristiana.
Simboli comuni ai tondi
Si rimane affascinati alla vista dei quattro tondi che di sé fanno incantevole e sorprendente mostra. Iter dommatico espresso in simboli: Maria di Nazaret Madre del Verbo incarnato, Semprevergine, Immacolata, Assunta in cielo. La loro forma circolare rappresenta Dio completo in sé, infinito, eterno. Così pure il loro colore oro e l’armonia delle dodici stelle. In esse il ricordo delle tribù di Israele, del numero degli apostoli, dei dodici profeti minori, delle dodici porte della santa Gerusalemme, dei dodici Angeli che vi sono indicati, delle dodici colonne che sostengono i basamenti delle mura della città, delle dodici stelle che adornano la Donna dell’Apocalisse.
Simbologia dei tondi relativi ai dogmi

MADRE DI DIO. Mistero della Trinità le mani di Dio Padre in unità con le ali della colomba-Spirito Santo a garanzia del Verbo fatto uomo, che fiorisce croce gloriosa nel calice grembo di Maria.

SEMPREVERGINE. Verga fiorita: unico lo stelo triplice la fioritura. Presenza della Trinità. Fragranza di verginità prima, durante dopo il parto.

IMMACOLATA CONCEZIONE. Il colore verde del tronco (speranza e vita) intenso in alto degrada mirabilmente nell’immacolato colore della M di Maria. Il Figlio rende la Madre partecipe della vittoria sul demonio. Tre i gigli: tre le radici. Tra di essi la grande corona regale che di Maria- Madre esalta l’immedesimazione nella vittoria di Gesù sul peccato e sulla morte. Le radici, vermicolanti propaggini verdastre e sterili, sferrano costante assalto.

ASSUNTA IN ANIMA E CORPO. Le ali sospingono e innalzano verso il cielo. Disposte a triangolo sono segno della Trinità. Racchiudono e custodiscono unificate le lettere A e M: Maria Assunta. I raggi: cieli nuovi e terra nuova. Modo nuovo di essere: né spazio, né tempo nella gloria del Signore Risorto.
Simbologia dei tondi relativi alle apparizioni
Lourdes

Dall’intimo della grotta, simbolo delle teofanie, scaturisce da un lato celeste acqua salutare. Scorre. Si prolunga. Va oltre. Forma grazioso laghetto color del cielo. Nella immagine del tondo: misteriosa l’origine, arcano il termine. Pur essendo preminente, la lettera M non è il centro del dipinto. Emerge visibile nella sua completezza M(aria) in tanto in quanto è immersa nella luce che promana dal fondo della grotta. Il Figlio suo, lumen de lumine, luce da luce, la costituisce sua luce.
Maria, la M(adre) di Gesù, il giglio delle convalli. Di esso è presenza il calice-grembo di Maria. La piccola coppa mostra tre petali (la Trinità) e la perenne verginità di Maria (prima, durante e dopo il parto). Il delicato colore celestino della lettera M immerge nel mistero che in quel contesto di grazia e di apparizione proclamerà: «Io sono l’Immacolata Concezione». È il suo costitutivo. Da sempre tale fin dal primo istante del suo concepimento.
Fatima

Due candide colombe stilizzate, simbolo di pace e di serenità. Ali spiegate e zampette ritratte tendono verso l’alto. Segni palesi di ascensione.
Indice di cieli nuovi e terra nuova i raggi tutti intorno racchiudono a cornice ogni cosa. Irreali figure geometriche ne suggeriscono idonea lettura: immaginari triangoli e circonferenza si completano nel significato di fantasia verosimile. In stretta relazione suggeriscono due aspetti di un solo prodigio: simbolo della Trinità il triangolo, dell’unità divina il cerchio.
Al vertice del triangolo immaginario la lettera M. Al centro del cerchio l’albero della vita, robusto, imponente, verde di colore.
Intramontabile certezza esprimono le fronde sferiche: Cristo Gesù nostra speranza. Lo indica la lettera S nel cuore della lettera M. Egli è il S(alvatore), donato a noi da M(aria), sua M(adre).
Gli scudi
Su, in alto nella sommità dei pilastri, scudi ovali, appena palesi, in alterna sequela (quasi ammirevole litania) armonizzano gli aurei diagrammi di Gesù e di Maria. Madre e Figlio, in reciproca, costante, insopprimibile relazione. Sono pregevole opera di Orazio Famulari.
Devozioni Messinesi
A causa dell’iconoclastia (secc. VIII-IX), distruzione delle immagini sacre, imposta dagli imperatori della dinastia isaurica (famoso Leone III Isaurico), i credenti le nascosero, le espatriarono, le salvarono. Feroci le persecuzioni. Altrettanto tenaci le difese. Ovunque segreti e occulti i loro nascondigli. Strategie audaci le difendevano ancora nonostante l’approvazione dei Concili, il Secondo di Nicea (787) e quello di Costantinopoli (843): non si venerano le immagini, ma ciò che esse rappresentano.
Forse a ricordo di tali eventi, come in un genere letterario sorsero e si moltiplicarono i quadri che, paludati di particolari sorprendenti, li potenziavano, ne originavano le devozioni, suscitando corrispondenti santuari e incredibili pellegrinaggi.
Anche a Messina esistono devozioni nate dal ritrovamento miracoloso di icone della Vergine e sono quelle di Santa Maria della Scala e Santa Maria di Dinnammare, il cui ricordo è presente nelle rappresentazioni iconografiche di Samuele Raffaele collocate nella cantoria.
Santa Maria della Scala

Dipinto dal pittore Samuele Raffaele, l’olio, collocato nella cantoria alla sinistra di chi guarda, rappresenta un’altra devozione mariana tipica del messinese: quella di santa Maria della Scala, onorata nella chiesa detta la Badiazza. L’artista ritrae solo il momento clou dell’evento prodigioso:
quello in cui la sacra immagine di Maria viene caricata su un carro di buoi perché divenuta inspiegabilmente pesante a tal punto che non si riusciva a spostarla dal porto. Sullo sfondo la “Badiazza”, meta scelta dall’icona come sua sede.
La scena rappresentata è corale, animata da diversi personaggi. Al centro troneggiano due figure che spiccano per dimensioni: sono ritratte nell’atto di posare sul carro, trainato dai due buoi, l’icona di Maria. Il loro è uno sguardo interrogativo, meditabondo sull’evento misterioso che vanno vivendo.Accanto a loro altri personaggi: un rappresentante della Chiesa, riconoscibile dalla vistosa croce al collo ed un variegato popolo, cui l’uomo di chiesa, con gestualità pacata, si rivolge quasi a sedarne l’impetuosità. In primo piano, ma di piccole dimensioni, in basso sulla destra, incuriosisce un personaggio: la testa è circonfusa di oro, regge in mano una palma; il manto rosso e la tunica blu evocano divinità e martirio. Forse l’artista suggerisce il pensiero che l’artefice “nascosto” di ogni evento è il Dio incarnato che si fa compagno del suo popolo in ogni avvenimento.
Tra i colori predomina il giallo che nelle sue molteplici sfumature immerge e armonizza tutti i personaggi.
Santa Maria di Dinnammare

Il quadro, visibile nella cantoria alla destra di chi guarda, è opera del pittore Samuele Raffaele e sintetizza il racconto di un evento miracoloso: due delfini o due mostri –secondo differenti elaborazioni di un’unica tradizione- consegnano a dei pescatori un’icona di Maria. Il racconto viaggia anche attraverso l’uso dei colori prevalenti.
Il giallo dorato e il blu intenso rappresentano l’incontro tra il divino e l’umano, la misericordia soccorritrice di Dio. Nel quadro tutti gli elementi della tradizionale devozione messinese: i pescatori, la spiaggia, i due delfini/mostri, la chiesetta posta sulla collina che si affaccia sulla spiaggia di Larderia, luogo del prodigio; l’icona della madre di Dio posta proprio al centro del dipinto in una cornice circolare di colore marrone. Pur nei tratti realistici della rappresentazione, il racconto si fa simbolico. Sulla sinistra dell’osservatore, ritto sulla spiaggia, un pescatore offre un pesce a coloro che in spiaggia sono sfiancati nel tirare a terra le reti: è il Risorto che attende i suoi discepoli, affaticati, sulle rive del mare e imbandisce loro del pesce per confermarli nella fede in lui? L’artista sembra suggerire una simmetria: come ai discepoli prodigiosamente apparve Gesù che li ristorò, altrettanto miracolosamente i delfini appaiono e offrono l’icona di Maria ai pescatori perché nelle difficoltà quotidiane non si sentano soli. Tratto realistico e simbologia così si sovrappongo e si integrano nelle pennellate del blu, che immerge nel mare della contemplazione.
Opere singole
Incoronazione di Maria Regina

Nel cuore della Santissima Trinità, unico Dio, il Padre in comunione con il Figlio e con lo Spirito Santo, per eterno disegno incorona regina del cielo e della terra Maria di Nazaret, l’umile serva, Madre del Verbo incarnato, Re dei re e Signore dei signori. Ella rifulgente dimora dello Spirito Santo.
Realtà di fede resa visibile dall’acquarello di Paolo Gaudenzi.
L’opera si trova nella nicchia, che precede l’arco regale.
Con delicati tratti dai tenui colori vi è dipinta l’incoronazione di Maria secondo i canoni raffigurativi religiosi: con le mani giunte in preghiera, la Vergine è circondata dalla Trinità. Alla sinistra è ritratto Gesù con la croce, segno del suo martirio; alla destra Dio Padre con lo scettro che lo indica sovrano del mondo: entrambi pongono la corona sul capo di Maria inondati dalla luce dello Spirito Santo.
La gloria di Maria tra gli angeli e i santi

L’opera dell’artista Riccardo De Leo intitolata “La gloria di Maria, degli Angeli e dei Santi” (2018), si trova sotto la prima arcata a destra della chiesa di Santa Maria di Portosalvo dei Marinai di Messina. Si tratta di un affresco che riproduce, con alcune varianti, “L’Incoronazione della Vergine” di Città di Castello, dipinto a tempera su tavola attribuito alla scuola di Domenico Ghirlandaio, databile al 1486 circa, oggi conservato nella Pinacoteca comunale di Città di Castello.
Nel più alto, tra cerchi concentrici che rappresentano, secondo la cultura tomistica, ripresa da Dante, i cieli del Paradiso, Gesù sta incoronando Maria, inginocchiata un po’ più in basso con le mani congiunte: li circondano, nel cielo più esterno, le gerarchie angeliche (Angeli musicanti, Cherubini, Serafini), più vicine al Risorto e all’Assunta.
Nella parte bassa, si trovano dei santi, che assistono alla scena e che l’artista messinese raffigura in modo originale.
Nella parte sinistra del quadro rispetto a chi guarda, accanto a san Francesco riconoscibile dal saio, dal classico cordiglio e dalle stimmate al piede, si trovano san Giovanni, identificabile grazie ad una scritta in greco lungo i fianchi che lo qualifica come l’Evangelista e san Bernardino da Siena, il quale stringe tra le braccia un testo in cui risalta ben visibile il monogramma JHS, come simbolo della sua particolare devozione al nome di Gesù. Sulla destra, sono ritratti san Ludovico di Tolosa in abito episcopale e sant’Antonio di Padova con il saio francescano, la tonsura, la sacra Bibbia fermamente stretta tra le mani; alle loro spalle si intravede il volto di un devoto.
Inginocchiate al centro sono riconoscibili quattro sante: sant’Elisabetta d’Ungheria ha in mano del pane, simbolo di carità; Maria Maddalena reca nelle mani un’ampolla, in ricordo di quella ricca di profumo con cui, secondo l’evangelista Marco, cosparge il capo di Gesù; Caterina d’Alessandria, riconoscibile dalla ruota dentata, regge una palma, simbolo di vita e di risurrezione proprio dei martiri; santa Chiara, infine, reca in mano i gigli, simbolo della verginità.
L’affresco inneggia alla gioia della testimonianza perché si risponda all’invito del Maestro: “Vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5, 16):
Con Maria, regina degli angeli e dei santi, partecipi della gloria di Dio, risplendono testimoni del suo amore tra gli uomini Francesco di Assisi, Giovanni Evangelista, Bernardino da Siena, Elisabetta di Ungheria, Maria Maddalena, Caterina di Alessandria, Chiara di Assisi, Luigi di Tolosa, Antonio di Padova.
Gesù Maestro

È un’icona scritta dal maestro Paolo Lanza.
Spiriti per natura e messaggeri per missione, gli angeli, potenti esecutori delle disposizioni di Dio, ne contemplano sempre il volto e ne accolgono i comandi. Michele (Chi come Dio) agli inizi della creazione scaccia Satana a difesa del Creatore. Gabriele (Fortezza di Dio) annuncia a Maria l’inizio dell’incarnazione.
Entrambi nella icona con mani appena visibili sostengono il tondo di Gesù maestro che stringe il rotolo della Legge: la storia della salvezza in toto. Si nutrono del “pane degli angeli” che, Santa Eucaristia, è custodita nel tabernacolo dell’altare maggiore del Santissimo Sacramento.
La cappellina della Crocifissione

Invito alla contemplazione del mistero pasquale di passione, morte e Risurrezione è la cappellina della Crocifissione.
Collocato nell’arcata sinistra, proprio prima del presbiterio, sopra un altare policromo, attira l’attenzione orante del fedele in Crocifisso ligneo , ai cui lati sono posti, immortalati nel momento più drammatico della Passione, l’Addolorata e il discepolo Giovanni, entrambi olio su tela della pittrice Maria Chiara Crisafulli.
L’artista ha reso immediatamente intuibile il pathos del momento, con lame di luce che, evocazione della spada predetta dal vecchio Simeone, congiungono eternamente il costato del Figlio al cuore di Maria. L’Addolorata, trafitta dal dolore, mostra delicatissime lacrime che non invitano ad una epidermica emotività chi osserva l’immagine, ma lo immergono in una intima serenità frutto della certezza che le promesse di Gesù, accolte nella fede, non verranno disattese anche se tutto sembra affermare il contrario. La luminosità, infatti, in cui sono immersi i volti della Madre e di Giovanni, ben mostrano che la compostezza del loro innegabile dolore ha origine dal Figlio di Dio, dall’ascolto delle sue parole e dalla fede nella sua Risurrezione.
L’immancabile presenza del sangue sgorgato dalle ferite del Cristo ed evocato dalle macchie di colore bruno ai piedi dei protagonisti, rende veritiera la scena, ma non incupisce lo spettatore, elevandolo a “più spirabil aere”.
Mons. Eugenio Foti
Rettore della chiesa “Santa Maria di Portosalvo dei Marinai”.
















