7 agosto 2025

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Nel dono di te a me,
Signore,
possa io possederTi
in maniera
da saperTi donare”.

(E.Foti,1965)

Mons. Eugenio FOTI, a sessanta anni di ordinazione sacerdotale, continua ad essere un dono alla Chiesa messinese.

Grande gioia e agape fraterna erano tangibili giorno 7 agosto in cattedrale dove fedeli e presbiteri guidati dal pastore S.E. mons. Cesare Di Pietro rendevano grazie a Dio per il dono alla Chiesa messinese dei sessanta anni di sacerdozio di mons. Eugenio Foti.

Amorevoli e sentite le parole rivolte al festeggiato dal vescovo ausiliare; egli, nell’incipit della sua omelia, ha affermato: «la sua testimonianza sacerdotale, il suo brio, la sua speranza, la sua preparazione culturale e dottrinale hanno lasciato un’impronta profonda nella mia anima» ed ha sottolineato che «senza padre Eugenio la nostra diocesi sarebbe stata privata di un supplemento di allegria, di amore alla Vergine Maria, di profondità dottrinale, di gioia ministeriale».

Ha anche letto poi il ministero svolto in diocesi da p. Eugenio come specchio dei disegni provvidenziali dell’amore divino interpretandone, a posteriori, avvenimenti.

Ha ricordato che mons. Francesco Fasola usava consacrare i presbiteri l’8 agosto, ma sessant’anni or sono per motivi ignoti, ha ordinato il nostro presbitero il 7 agosto; cosa rivelatasi oggi non casuale visto che in diocesi il 7 si celebra la memoria di sant’Alberto, il quale, intercedendo, ha ottenuto l’arrivo di vascelli con il grano durante una carestia.

L’anello di congiunzione di questi fatti? Mons. Foti è attualmente assistente spirituale della Confraternita che custodisce il Vascelluzzo, memoria anche dell’intervento del santo e, come lui, da sempre in tutto il suo ministero sacerdotale si è dedicato (e continua) a supportare tutti coloro che, per esigenze spirituali o di sopravvivenza quotidiana, gli si rivolgono, dando loro Pane e sapienza.

Mons. Cesare Di Pietro non ha tralasciato, poi, di raccontare gustosi ricordi che testimoniano il brio e la serafica letizia del festeggiato, il quale, udendo i vari passaggi dell’omelia, spesso si scherniva delle lodi che gli venivano rivolte chiedendo con gli occhi supporto al suo “angelo custode” in carne ed ossa, padre Francesco Pati, che in risposta gli sorrideva amorevolmente.

Ogni singola parte della cerimonia è stata testimonianza di sobrietà nella liturgia e di condivisione di intima gioia e di affetto filiale.

Padre Eugenio, visibilmente commosso, ha, quindi, ringraziato il vescovo, «per la sua presidenza nella celebrazione del sessantesimo anniversario della mia ordinazione a presbitero ad opera del servo di Dio vescovo Francesco Fasola», il confratello padre Pati, «creatore e regista di questo giorno di grazia»,  mons. Roberto Romeo, “colto e innovativo”, e «tutti coloro che presenti mi avete ricolmato di gioia e di comunione».

Ha infine espresso la sua gratitudine col pensiero di Ignazio, vescovo di Antiochia:

«Sapendo che siete pieni di Dio, non vi ho fatto lunghe esortazioni.

Ricordatevi di me nelle vostre preghiere, perché possa giungere a Dio.

Ho bisogno della preghiera e della carità di tutti voi: unitele e offritele a Dio insieme,

affinché tutti possiamo essere irrorati di rugiada celeste».

L’esecuzione del canto finale, l’Inno a Santa Maria di Portosalvo dei Marinai, composto proprio da mons. Eugenio Foti, fine studioso innamorato di Maria, è stato l’omaggio a chi ha dedicato la sua vita al corretto culto della Vergine, incarnandone il carisma nel suo ministero.


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