
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
«Ascende Dio fra canti di gioia;
inneggiamo al nostro re
poiché egli è re di tutte le terre» (Sl 47,6-8).
«Io salgo al Padre mio e Padre vostro
Dio mio e Dio vostro» (Gv20,17): il Signore Gesù aveva predetto così a Maria Maddalena e confermato ai discepoli di Emmaus: «Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 24,26).
L’elevazione sulla croce significa e annuncia l’elevazione dell’ascensione.
Prima di essere assunto in cielo si mostrò a loro vivo parlando delle cose riguardanti il regno di Dio.
Ai suoi discepoli i quali ritenevano che il Risorto fosse uno spirito e non un corpo, Gesù rispose: «Guardate le mie mani e i miei piedi; toccatemi e vedete che uno spirito non ha ossa e carne come vedete che io ho» (Lc 24,39).
Il corpo di Cristo secondo le parole: «Non lascerai che il tuo santo veda la corruzione» (Sl 15,10) non fu toccato nella tomba da corruttela e putredine: è un corpo nella perfetta incorruttibilità.
Ordinò anche loro di attendere l’adempimento della promessa del Padre «quella – disse – che voi avete udito da me: sarete battezzati in Spirito santo che scenderà su di voi» (cfr. At 1, 4-5) e starà «al cospetto di Dio in nostro favore» (Eb 9, 24).
Avendoli assicurati: «Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io» (Gv 14, 2-3) afferma anche: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
Promessa irrevocabile di perenne amore, speranza di fraterna condivisione, e noi in lui e con lui benedizione, parimenti in lui e con lui sua gloria, sua speranza, suo corpo.
Gli angeli intervennero: Uomini di Galilea perché state lì fermi a guardare verso il cielo? Questo Gesù, l’Assunto via da voi verso il cielo, così verrà, nel modo onde lo contemplate procedendo verso il cielo» (At 1, 11).
«Chi è colui che ascende? Quegli stesso che è disceso. Sei disceso, Signore, per sanarmi, sei asceso per elevarmi. Se mi innalzo da me cado, se mi innalzi tu rimango saldo. A te che risorgi dico: “Signore, tu sei la mia speranza; a te che ascendi al cielo, tu sei il mio rifugio» (Sant’Agostino).
L’Ascensione di Cristo è la riabilitazione dell’uomo: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (GV 15, 16).
Salendo al cielo porta con sé il nostro desiderio di essere Dio.
Gesù può tornare al Padre rassicurato di avere acceso amore sulla terra.
Con l’Ascensione termina la missione terrena di Cristo e inizia quella dei suoi discepoli: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo» (Mt 28,19).
«Riceverete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra» (At 1, 8-9).
E il vangelo di oggi afferma: «Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse(…) ed essi tornarono a Gerusalemme con grande gioia» (Lc 24, 50-53).
Li benedisse: se prima era con i discepoli, ora è dentro di loro.
Profonda gioia negli apostoli perché con lo sguardo della fede, compresero che, sebbene sottratto ai loro occhi, Gesù resta per sempre con loro, non li abbandona e, nella gloria del Padre, li sostiene, li guida e intercede per loro.
Non è più in un preciso posto del mondo, come lo era prima dell’ascensione; ora é nella gloria di Dio, presente in ogni spazio e tempo, vicino a ognuno di noi. Non siamo mai soli.
L’ascensione è segno della benedizione. Egli stesso è benedizione. Le mani benedicenti, sono mani offerenti, mani oranti.
«Io cambierò il loro lutto in gioia» (Ger 31,13).
«Io non vi lascio orfani, io ritornerò da voi» (Gv 14,18).
«E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso» (Lc 24,49)
L’attesa dello Spirito raduna orante nel cenacolo «insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù e con i fratelli di lui» (At 1,14).
Legata a lui come madre e “compagna amorosa”, Maria, risorta, ne condivide la gloria, assunta in cielo in corpo e anima, risplendente della maestosità della Madre di Dio.
Le sono stati applicati preventivamente i frutti della risurrezione del Figlio. Per Maria è avvenuto subito quanto avverrà per l’intera umanità alla fine dei tempi, alla risurrezione della carne, allorché i corpi mortali risorgeranno incorruttibili e immortali e si uniranno alle anime (cfr. 1Cor 15, 53-57).
Maria assunta in cielo è l’immagine compiuta del popolo santo, la realizzazione piena del popolo rinnovato.
A lei è stato concesso il dono dell’assunzione non solo per onorare la sua persona, ma in vista della sua maternità universale.
Come il Signore Gesù, risorto, non è più legato ai vincoli dello spazio e del tempo, per cui è presente accanto a ciascuno sempre e ovunque, così anche Maria, essendo risorta, non ha più i vincoli dello spazio e del tempo: è presente sempre e ovunque accanto a ciascuno.

