Dal venerdì santo la Madre vive in un nuovo stato di attesa.
Le sofferenze del Figlio volgono al termine: ella è sempre andata con lui giungendo sino a questa conclusione. Ha fatto esperienza della solitudine e dell’abbandono. Sa però che egli è Dio e che in quanto tale sopravviverà alla morte e ad ogni genere di rovina.
Non sa immaginarsi la resurrezione, né raffigurarsi qualcosa che avverrà nel futuro.
Dispone solo della sua fede che supera ogni evento di morte.
Sa anche questo: allora, quando le fu donato il bambino, non si trattava del principio di un figlio suo.
Il bambino non fu creato al momento del concepimento.
L’eterno Figlio, che da sempre era, scese nel suo grembo.
Ella comprende perciò che neppure la morte può rappresentare una conclusione per la sua vita.
Egli viveva, prima che lei lo portasse in grembo, e quindi vive ancora dopo essere scomparso.
Adrienne Von Speyr, L’ancella del Signore, Milano 1986.

