Conversione e fede. Meditazione di mons. Eugenio Foti

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In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Lc 13,1-9

«Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,15).

Così perentorio esorta il comando di Gesù.
Egli in armonia di spazi e di tempi propone un modo di tramandare un detto del popolino che trasmette un comportamento affibbiato a Jahvè, ma rifiutato assolutamente da Gesù perché in sostanza contrario alla giustizia di Dio e, quindi, blasfemo.
Ecco l’assioma: «Dio è giusto giudice. Premia i suoi servi, castiga i peccatori con sventure e avversità». Di conseguenza chi ne è raggiunto è dichiarato palesemente peccatore: causa e scandalo di pene. Monopolio di coloro che giudicano gli altri peccatori e se stessi giusti.
Modo errato di valutare avvenimenti. Si tratta semplicemente di contrarietà fatali e non divine.
E si potrebbe mai immaginare un Dio il quale impartisce disgrazie palesi segno della sua gloria?
Vessillo di vacuità.
E quale sorte sarebbe quella di un Dio giusto, misericordioso e santo?
O non si tratta piuttosto di un modo distorto di interpretare e addebitare a Jahvè avversità causate dalla cattiveria degli uomini (Pilato) o dalle rovine della torre di Siloe?
Immaginarsi allora come poter attribuire a Dio tale comunione di fede….


La giustizia di Dio è equanime, non settaria.


«Gli appelli alla conversione chiamano l’uomo a un orientamento nuovo e radicale verso la volontà a Dio, per fare ritorno a colui che è il salvatore di tutti gli uomini […]. l’uomo che entra sotto la signoria di Dio passa dalle tenebre alla luce. La conversione e la consegna a Dio della propria vita si compiono nella fede in Gesù Cristo e conducono a una trasformazione radicale di tutta la vita. L’uomo convertito dovrà servire Dio solo» (F. Laubach).
«La fede è uno slancio vitale e originale che espone l’uomo ai rischi più esaltanti e alle esperienze più imprevedibili. È un itinerario che può comportare nello stesso tempo la delizia dell’incontro e la continua esigenza ulteriore ricerca; la pace della scoperta e l’ansia di nuove conoscenze, la certezza della verità e costante bisogno di nuova luce» (cfr. RdC 17).
Adesione totale a Cristo, Figlio di Dio incarnato, rivelatore, salvatore e mediatore.


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