
Lc 6, 17. 20-26
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone.
Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Gesù predicava le beatitudini. In esse rivelava il volto del suo amore.
Amore sempre presente anche se a volte gli uditori erano dissenzienti: né a sua immagine, né a sua somiglianza.
In lui, però, l’eterna richiesta: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Egli, eterno amore, amato dal Padre, comunicava amore: «Come il Padre ha amato me, così anch’io amo voi» (Gv 15,9). E chiedeva amore: «Pietro, mi ami tu?» (Gv 21,15).
Le beatitudini, scopo della vita cristiana, erano partecipi all’amore divino, consapevoli, assimilati nello Spirito di Dio.
«Dio si è fatto uomo, perché l’uomo diventi Dio» (sant’Agostino)
«Siamo figli di Dio e anche Dio, ma ciò che egli è per natura, le membra lo sono per partecipazione» (Isacco della Stella); «ciò che egli è in pienezza, esse lo sono per adozione» (Giovanni della Croce): Per usare un’immagine ardita, «sono lo stesso Dio» (Gregorio di Nazianzeno). «L’uomo ha coscienza di essere Dio e ha ragione perché Dio è in lui» (Leone Tolstoj).
Maria è stata la prima nella Nuova Alleanza ad entrare nella logica delle beatitudini: «Il Signore ha posto il suo sguardo sulla povertà della sua serva: ed ecco d’ora in poi tutte le genti mi chiameranno beata. L’Onnipotente ha innalzato i poveri, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,48 ss).
Mosè ne aveva prospettato gli inizi: «Se obbedirai fedelmente alla voce del tuo Dio, tuo raggiungeranno tutte le benedizioni. Ma se non obbedirai alla voce del tuo Dio… Sarai maledetto» (Dt 28,2. 15).
«Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete» (Lc 6,25). Gli afflitti che, come i poveri, accettano dalle mani di Dio la loro sorte, che si sottomettono a lui con umiltà e che, pur soffrendo, non cessano di credere al suo amore di Padre e alla sua Provvidenza divina, sono proclamati beati da Gesù «perché saranno consolati» (Mt 5,4). «Quanti seminano tra le lacrime, mieteranno con gioia. Chi all’andare cammina in pianto, portando la semente da gettare, nel tornare viene con gioia portando i suoi covoni» (Sl 25.5.6).
«Sono ricolmo di consolazione, pervaso di gioia, nonostante ogni nostra tribolazione» (2Cor 7,4).
Bisogna attendere l’unico che salva e cambia il pianto in gioia vera.
Anche queste lacrime che sono una partecipazione al pianto di Cristo su Gerusalemme e alla sua agonia nell’orto del Getsemani, saranno consolate, perché chi soffre con Cristo sarà con lui glorificato (cfr. Rm 8,11).
«O Gesù, la tua mano è dolce perfino nel culmine della prova, che io sia crocefisso, ma crocefisso per te e con te» (A. Bessieres).
Gesù si china su tutte le miserie umane per salvarle, per dare sollievo e gioia agli afflitti, per consolare chi piange.
L’opera di Gesù non si ferma ai corpi, ma va più a fondo: tocca i cuori e li sana dal più grande dei mali: il peccato.
«La croce di Gesù è stata un’ingiustizia palese. Con Cristo la croce acquista un senso di amore e aiuta ad estirpare l’ingiustizia dal cuore» (Andrea Fontana).
Dio ricava il bene anche dal male.
Tutto diventa grazia di Dio, cioè amore.
Dio è più forte del male e dell’ingiustizia.
Dio è la giustizia.
Dio è amore e soltanto l’amore rende giusti come egli è giusto. È il progetto delle beatitudini.
Dall’una parte ci sono i poveri, gli affamati, coloro che piangono e coloro che sono odiati ed emarginati a causa del Figlio dell’uomo.
Dall’altra parte ci sono i ricchi, i sazi, coloro che ridono e che sono lodati da tutti. Dei primi si dice che sono beati, per i secondi, invece, risuona la maledizione.
I primi non sono beati per la loro povertà o situazione di sofferenza, ma perché l’annunzio della liberazione è per loro.
Essi non sono beati per la loro situazione sociale, ma perché a loro si apre la via della speranza e dalla vera libertà. Agli altri no!
I poveri sono coloro ai quali è destinata la buona novella della liberazione dell’anno di grazia del perdono.
Sono i veri privilegiati di Dio.
Per loro è il regno di Dio.
Contro i potenti, i prepotenti, i profittatori risuonano i “guai!”. Guai? Inviti forti e drammatici alla conversione: Una condanna irreversibile? No!
Soltanto avvincente scoperta di ciò che è bello, che è buono, che è giusto, che è santo.
È povero colui che nello spirito sia apre a Dio e lo invoca. È colui che non può sostenere la sua vita con le sue ricchezze terrene. Povero è colui che piange, che è bisognoso, che è indifeso.
Questa interpretazione delle beatitudini non elimina dalla lista dei poveri coloro che soffrono per necessità fisiche.
Dio fu sempre così.
Padre dei senza speranza, degli umili, di coloro che non si appoggiano farisaicamente sui propri meriti. Nella sinagoga di Cafarnao Gesù aveva già letto e applicato a sé la profezia di Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me. Mi ha mandato a annunziare ai poveri la buona novella» (Lc 4, 18).
«O Gesù la tua prima compagna sulla terra fu una povertà volontaria, continua, perfetta, suprema.
Ti sei reso povero della tua potenza e sapienza, della tua gloria» (Angela da Foligno). Hai voluto mostrarti e vivere in questo mondo come un uomo povero, finito e infimo.
Dio fu sempre così
Chi potrà aiutarci a sconfiggere l’ingiustizia?
La tua Parola, l’Eucaristia, il tuo Spirito Santo.
Soltanto Dio può cambiare il cuore dell’uomo e condurlo sui sentieri dei poveri nello spirito, dei miti, dei misericordiosi, di coloro che patiscono la fame, dei puri di cuore, di quanti piangono, degli operatori di pace, di quanti sono perseguitati perché credenti in Cristo.
«Rallegratevi ed esultate perché è grande la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5, 1.10).
Avevo fame
e voi avete fondato un club a scopo umanitario e
avete discusso sulla mia fame.
Ve ne ringrazio.
Ero in prigione
E voi siete entrati furtivamente in chiesa
a pregare per la mia liberazione.
Ve ne ringrazio.
Ero nudo
e voi avete esaminato seriamente
le conseguenze morali della mia nudità.
Ve ne ringrazio.
Ero ammalato
e voi vi siete messi in ginocchio
a ringraziare il Signore per avere la salute
Ve ne ringrazio.
Ero senza tetto
e voi avete predicato le risorse dell’amore di Dio.
Ve ne ringrazio.
Sembravate così religiosi e vicini a Dio,
ma io ho ancora fame,
sono ancora solo, nudo,
ammalato, prigioniero e senza tetto.
(Poesia del Malawi)
