La Voce e la Parola. Meditazione di mons. Eugenio Foti

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Emaciato, focoso, intransigente, animato da zelo per Jahweh, Giovanni (che significa: “il Signore è benevolo”), figlio di Zaccaria (che significa: “servo di Dio”), indomito difendeva e approfondiva, con intuiti di grazia, eventi futuri e il sacro patrimonio della tradizione di Israele.
Operava nel deserto e presso il Giordano.
Precursore del Messia, rivelò: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29).
Inflessibile e fedele profeta, venne decapitato.
Gesù con affettuosa stima lo esaltò, riconoscente.

  Giovanni era la Voce; Gesù la Parola.

La folla lo seguiva numerosa. Parecchi erano divenuti i suoi discepoli.
Zaccaria, ispirato, gli aveva imposto il nome Giovanni, non presente nel loro parentado.
Perplesso, ma ubbidiente insieme ai vicini si chiedeva: «Che sarà mai questo bambino?» (Lc 1,80). Egli, intanto, «cresceva e si fortificava nello spirito» (Lc 1,80).
Veicolava la parola di Dio, «quella purissima che ogni suo servo predilige» (cfr. Sl 119,140).
«Parola che non ha suono, ma compone le perfette armonie;
che non parla agli orecchi, ma al cuore;
che non grida di fuori, ma persuade dentro;
Parola che promette e mantiene;
che, chiamata, risponde;
che non dice, ma fa;
che invoca non per avere, ma per donare;
quella parola che ti dirà ciò che ti occorre in ogni momento, purché tu voglia ascoltarla (Giovanni Albanese).
Nei tempi andati il faraone aveva chiesto a Mosè: «Chi è il Signore perché io debba ascoltare la sua voce?» (Es 5,2).

Giovanni agiva nel deserto, sospingeva verso il deserto di mente e di luogo: solitario soggiorno divino.
«Nella solitudine del deserto trovi Dio se lo hai perduto e lo scopri se non l’avessi ancora trovato» (Giovanni Albanese).
«Nel deserto solo Dio ha qualche novità da dirci e qualche cosa da darci» (Giovanni Albanese).
Ecco il mandato. Ecco la missione. Ecco il messaggio.
«Andrai innanzi al Signore a preparargli le strade» (Lc 1,76). «Preparate la via del Signore» (Gv 17,31).
Quali strade? Quali vie?
Quelle di Dio! «La via del Signore è dritta» (Sl 17,31). «Egli ha spinato la via ai nostri passi» (Sl 17,37).
«Egli sulle sue vie tiene saldi i nostri passi» (Sl 17, 3).
«La via giusta addita ai peccatori» (Sl 24,8).
«Ma essi hanno abbandonato la retta via» (2Pt 2,15).
C’è chi non prende posizione:
«Io come un sordo non ascolto
e come un muto non apro bocca;
sono come un uomo che non sente e non risponde» (Sl 37,14).
Nel libro dell’Apocalisse: «Poiché non sei né caldo, né freddo comincio a vomitarti dalla mia bocca» (Ap 3, 16).
I poveri in spirito intervengono: «Signore di grazia e di misericordia, insegnaci i tuoi sentieri» (Sl 24,4). Confortante paterna certezza: «Vi farò saggi, vi indicherò la via da seguire» (Ger 31,8). Gesù dirà: «Io sono la via» (Gv 14,6).

Giovanni, itinerante ai ritmi dello Spirito, predicava un battesimo di conversione e il perdono dei peccati: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,15).
Esortava ad un cambiamento di pensiero, di vita, di azione in riferimento alla volontà del Signore. Allontanarsi dal male e convertirsi a lui.
Egli ci trasforma per unirci a sé. Ineffabile, sorprendente necessità: aprire la porta a Gesù che bussa. Slancio di intimità da parte di colui che accoglie: «L’anima mia ha sete del Dio vivente. Quando vedrò il volto di Dio?» (cfr. Sl 41,16).

Nel Figlio suo il Padre ha sempre risposto. Giovanni ne è il precursore e il testimone. In Cristo Dio ci ha detto tutto. Il Battezzatore, illuminato dalla novità, annunciava.
Le folle interrogavano.
I pubblicani chiedevano.
I soldati importunavano.
Alcuni discepoli lo seguivano.
Esigenze di vita: conoscere il proprio futuro, la propria vocazione, la certezza della liberazione, l’eventuale benessere, i rapporti con Jahweh.
Dall’incertezza alla sicurezza: «Sei tu il Messia?» «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio»
Risolutivo il battesimo di conversione. Consapevole nostalgia di grazia e di penosi ricordi di trasgressioni. Certezza di rigenerazione.
«Concedimi, o Dio di misericordia, che io con fervore desideri, con prudenza ricerchi, con sincerità riconosca e, in modo perfetto, adempia ciò che a te piace a onore gloria del tuo nome dolcissimo. Aprimi il sentiero della vita e quanto vuoi da me.
Fa’ che io operi come occorre e conviene all’anima mia» (San Tommaso).
«Signore, ti prego, fammi vedere la quantità e la gravità dei miei mali.
Ma fammi vedere anche l’infinità della tua misericordia, affinché il mio cuore abbia con te grande e assoluta confidenza» (San Francesco di Sales).
«Ti ho cercato, Signore.
Dammi tu la forza di cercare ancora.
Tu ti sei fatto trovare e mi hai infuso la speranza di trovarti» (Sant’Agostino).
«Signore, dammi tutto ciò che mi conduce a te.
Signore, prendi tutto ciò che mi distoglie da te.
Strappa me a me stessa e dammi tutta a te» (Edith Stein).
Con spirito di sincerità:
«Padre di verità,
se ti dico che ti amo, non lasciarmi mentire.
Se ti esprimo rimorsi, che siano veramente sinceri» (Stefan Wyszynski).
«Bisogna convertirsi tutti i giorni perché in tutti i giorni vi è dentro di noi una nuova chiamata a una vita migliore» (Giovanni Albanese).
«Capita però che a volte, voglio il bene, lo so, e non lo faccio. Lo voglio, ed ecco estrema miseria: quello che amo non compio, bensì il male che mi fa orrore» (Jean Racine).
Così di sé l’apostolo Paolo: «Non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto […].
C’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo […]
Chi mi libererà da questo corpo di morte?» (Rm 7, 15.18.24)
Gesù Cristo completa:
«Ti basta la mia grazia. La mia potenza, infatti, si manifesta nella debolezza. […] Sicché, quando sono debole è allora che sono forte» (2Cor 12,9.10).
«Io sono tuo, salvami» (Sl 118,94).
Ricca di tenerezza fraterna, amicale, salvifica risuona delicata, ma sicura la certezza: empatia di trasfigurante resurrezione.
«Ecco io faccio nuove tutte le cose».

Io-tu; tu-Io

«L’amore copre moltitudine di peccati» (1Pt 4,8).
«L’amore copre ogni colpa» (Prov 10,12).
Fulgore di grazia l’incontrovertibile «Mi ha amato e per me si è donato» (Gal 2, 20).
«Ti ho amato dall’eternità e
per l’eternità ti ho immerso nel mio amore» (cfr. Ger 31,3).
Allora «Signore, non ricordare i peccati della mia giovinezza.
Ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore» (Sl 24,7).

Quanto salutari i detti: «Non progredi regredi est», «Nulla dies sine linea» che esortano a realizzare frutti degni di conversione! Dall’ascolto al vissuto. Dalla novità intima alla pratica esternazione. Stolta insipienza il contrario.
Nella serenità di grazia, nell’umile consapevolezza dell’amore, bisogna vivere come si pensa, se no presto o tardi si pensa come si è vissuto.
Il giudizio sarà su quel che siamo, non su quel che mostriamo.
Sarà sui fatti, non sulle parole.
Il cristianesimo non è un abito da società.
Cristiano non è chi parla da buon cristiano e vive da pagano.
O cambi vita o cambi nome (Giovanni Albanese).

Ti aspettiamo

Abbiamo bisogno di te,
di te solo, e di nessun altro.
Tutti hanno bisogno di te,
anche quelli che non lo sanno,
e quelli che non lo sanno essi assai più di quelli che lo sanno.
Noi ti aspettiamo.
Ti aspetteremo ogni giorno.
E tutto l’amore
che potremmo torchiare dai nostri cuori devastati
sarà per te, Crocifisso,
che fosti tormentato per amore nostro
e ora ci tormenti
con tutta la potenza
del tuo implacabile amore (Giovanni Papini).


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