Incredulità e stupore

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Omelia su Mc 6, 1-6

(XIV domenica Tempo Ordinario Anno B)

«In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: “Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?”. Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando».

Quasi introduzione al tema dell’omelia, che intende proporre Mc 6,1-6 (Incredulità e stupore degli ascoltatori nella sinagoga) ecco le parole di Gesù, il Nazareno:

Senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 5).

Chi non è con me è contro di me e chi non raccoglie con me disperde” (Mt 12, 30).

Parimenti consona guida le certezze universali e imitabili di Paolo di Tarso:

Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

Posso tutto in colui che mi sostiene” (Fil 4,13).

Si tratta di un’autentica e ortodossa cristologia, in opposizione alla idolatria e alla incredulità che, a volte, caratterizzano anche i cristiani.

Per entrambe (idolatria e incredulità) immediata e sofferta la reazione di Gesù:

Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali e voi non avete voluto” (Mt 23,37).

Risonanza fedele alle espressioni apprese dalla Legge e dai Profeti riguardo a Israele: “generazione tortuosa e perversa” (Dt 32,5), “popolo di ribelli” (Ez 2,3), “figli testardi e dal cuore indurito” (Ez 2,4).

Gesù condanna l’interpretazione settaria della Parola di Dio, piegata al proprio interesse o a sostegno di correnti di pensiero.

Si tratta di coloro che travisano, che deviano la verità sul Nazareno; di quanti, cioè, eliminano anche la tensione escatologica degli ultimi tempi, che non danno spazio al soprannaturale, né al divino.

Di coloro i quali, riguardo a Gesù, il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio affermano che è soltanto un concittadino, un uomo scontato, un uomo dalla parentela risaputa.

Si pretendeva di conoscerlo e proprio per questa presunzione non l’hanno riconosciuto.

Non c’era il salto della fede!

Eppure Gesù si presentava con una sequela di discepoli.

Era il Rabbi, il Maestro, dotato di sapienza e di autorità, che compiva dei segni, che si capiva essere a livelli superiori: oltre, al di là del contesto familiare e paesano, pur essendone partecipe.

Addirittura, secondo gli avversi, egli pretendeva di cacciare i dèmoni, solidale con satana, il principe dei dèmoni. E, al massimo di ogni sua bestemmia, si spacciava per figlio di Dio.

Ecco perché un messia come Gesù era “follia per i pagani e scandalo per i Giudei” (1Cor 1,23).

In un mondo che cerca di vivere senza assilli nella tranquillità del quieto vivere e di approfittare egoisticamente del quotidiano, Gesù, come ogni profeta, era ritenuto uno scocciatore, un segno di contraddizione.

Così come aveva predetto il vecchio Simeone nella presentazione di Gesù al tempio: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2, 34-35).

Per questo si scandalizzavano di lui.

E cosa dire dei prodigi da lui operati? Del suo insegnamento autorevole, noto a tutti e ammirato da ciascuno? Di Dio Padre al quale faceva costante riferimento e del quale affermava di essere il Figlio? E dello Spirito Santo da lui esaltato e che avrebbe guidato alla verità tutta intera, affinché tutti si camminasse in novità di vita (cfr. Rm 6,4)?

Ma di Gesù, del Salvatore, si presumeva che tutto era assodato, che altri non era se non un uomo, un uomo sprovveduto, una creatura stravagante.

Adesso, però, onestà di completezza e di equilibri in raffronto con le reazioni e le certezze ostili alla divinità di Gesù, proclamato dagli increduli, assolutamente uomo illuso e mistificatore, si suggerisce necessario un deferente e intimo “scandaglio”.

Forse si è presuntuosi nella certezza di salvarci da noi stessi,

attratti dalle pomposità culturali religiose,

gratificati dall’architettura, dallo stile artistico, dal fascino devozionale,

più formali che spirituali nel culto,

eccessivamente vincolati da ambienti misticheggianti,

superficiali, riduttivi, saputi nelle competenze di fede,

quasi vocati a tacitare i profeti che sconvolgono intoccabili devozioni e che attentano al quieto vivere di una personale ascesi verniciata di cristianesimo.

Della Parola di Dio non accomodata, ma vera e ispirata, ecco alcuni echi vitali:

Chi è dunque costui al quale il vento e il mare obbediscono?” (Mc 4,41).

Il figlio del Dio vivente” (Mt 16,16).

Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio” (1Gv 4,14,15).

Cristo Gesù, nostra speranza” (Tm 1,1), “nostro salvatore” (1Tm 1,1).

Nostro avvocato presso il Padre” (1Gv 1,2), “il quale ci ha tanto amato da donare il suo Figlio salvatore”.

Egli, il Verbo di Dio Padre, per mezzo dello Spirito Santo, incarnatosi, ha condiviso con noi la sua natura e noi con Lui la nostra: la divina e l’umana unite nell’unica persona. Una la persona, due le nature. Gesù di Nazaret opera da Dio e agisce da uomo. Nel grembo di Maria, la Semprevergine Madre di Dio, (Aeì-Parthénos, Theotókos) si realizza tale ineffabile mistero di amore.

Cor unum et anima una con il Figlio crocefisso e misericordioso, lei, l’Addolorata Misericordiosa implorò: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34).

Mons. Eugenio Foti


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